All’interno della cornice di Casa Sanremo Writers 2026, il libro di Alessandra Esposito propone un epistolario che riflette sul rapporto tra parola scritta e cura di sé. Un invito alla lentezza e alla precisione del gesto, sostenuto da un progetto editoriale attento alla leggibilità e all’esperienza di fruizione. Editore: SBS Edizioni. Anno: 2025. Prezzo: € 15.
Il sottotitolo “dieci lettere in cerca di un mittente” suggerisce una ricerca identitaria. In che modo questa tensione ha orientato la composizione e il montaggio dei testi?
“È il filo che tiene insieme tutto il libro. Nell’introduzione scrivo chiaramente che queste sono “lettere in cerca del loro mittente”: non solo cercano un destinatario, ma prima ancora cercano da dove parlano e chi sta parlando. Per questo ho montato i testi come un percorso progressivo: dalla penna (l’atto di scrivere) fino alla morte (l’atto di congedarsi), passando per ricordi, silenzi, sguardi, maternità, mare, amore e tradimento. L’indice rende visibile questo itinerario in dieci tappe e aiuta il lettore a riconoscere la propria posizione dentro il cammino. il lettore potrà scegliere la tappa in cui si sente o che incuriosisce per poi scoprire il contenuto della lettera e identificarsi. La tensione identitaria entra anche nella voce delle lettere: molte sono “di getto”, poi curate, ma senza intervenire sul primo “getto” emotivo, perché il libro vuole restare un luogo di verità, anche quando è irregolare”;
Oggetti e dettagli concreti (carta, inchiostro, grafia) ricorrono come ancore del reale? Quale relazione intrecciano con la dimensione più lirica del progetto?
“Sì: foglio, penna, grafia ritornano come gesti semplici che radicano l’emozione. In apertura scrivo che basta “un foglio e una penna” perché “cuore e mano diventano inchiostro su carta”: la concretezza del gesto permette alla parte più lirica di non perdersi e di arrivare nitida a chi legge. Scrivo anche che una lettera è un atto che concede il “lusso di essere sinceri”: la grafia, le parole e le pause sono tracce materiali di quella sincerità: il lettore può toccarla, conservarla, rileggerla. Qui il reale e il lirico si intrecciano: l’oggetto stabilizza la vibrazione emotiva, la lirica dà senso al gesto concreto”;
Come è stata calibrata la ripetizione di immagini-chiave per evitare ridondanza e favorire riconoscibilità?
“Ho scelto poche immagini -chiave, partendo dai 10 frammenti del mio primo libro “Frammenti di frastuono” e le ho lasciate crescere di lettera in lettera, così il lettore le ritrova come fili che orientano senza mai appesantire. La penna apre il libro e ritorna come gesto di scelta e responsabilità del dire: è un oggetto reale ma diventa anche uno sguardo, il modo in cui la voce si avvicina all’altro. Il silenzio non è una pausa vuota: in Il rumore del silenzio si trasforma in ascolto e poi in spazio di cura, dando ritmo e respiro alla pagina. Il mare è distanza e passaggio: la soglia tra chi parte e chi attende, il movimento che tiene insieme mancanza e promessa di ritorno.
Riprendendo queste e altre immagini in contesti diversi, l’effetto non è ridondanza ma riconoscibilità: il lettore le segue come coordinate emotive che collegano storie differenti, ritrovandosi in alcune situazioni o immaginando altre non vissute”;

Ha immaginato una lettura performativa per la vetrina sanremese? e quali scelte ritmiche o paratestuali considera centrali?
“Le idee sono tante e sicuramente mi piacerebbe proporre una lettura partecipata. Cercherò di coinvolgere chi ci sarà con semplici domande–stimolo per accordare l’ascolto; trarrò spunto dalla copertina e dall’indice come bussola visiva e tematica del progetto, ma soprattutto proverò a collegare musica e lettere: un breve frammento di canzone italiana come diapason emotivo legato ad ognuna delle dieci lettere. In chiusura, lascerò un piccolo segno concreto: una busta da lettera con foglio e penna, un invito a scrivere e perchè no, spedire quella lettera che non abbiamo mai scritto”.




















