Parodontite, cos’è davvero e come si cura anche senza chirurgia

Consigli utili per una malattia comune a molti

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Cura dei denti

La parodontite è una delle malattie orali più diffuse. Secondo i dati dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), sarebbero circa 1 miliardo le persone che ne soffrono nel mondo. Parlarne apre la porta a tante paure, a partire da quella di perdere i denti, con tutte le problematiche conseguenti legate alla socialità.

Con i giusti accorgimenti è possibile curarla senza ricorrere per forza alla chirurgia, evenienza che preoccupa molti pazienti.

Parodontite: di cosa parliamo?

La parodontite è una malattia infiammatoria degenerativa che colpisce i tessuti di sostegno del dente. Coinvolge l’osso alveolare, che circonda e sostiene la radice del dente stesso, la gengiva e il legamento parodontale.

Quando il supporto viene meno, il dente è a forte rischio di caduta.

Conseguenza di un’igiene orale di scarsa qualità, la parodontite è provocata dall’eccessivo accumulo di placca in prossimità della gengiva. Se non rimossa, già dopo poche ore la placca si trasforma in tartaro, la cui rimozione può essere effettuata solo con sedute di igiene dentale professionale.

Quando gli accumuli di tartaro fra dente e gengiva non vengono eliminati, si formano le cosiddette tasche parodontali. Qui proliferano i batteri che producono tossine responsabili del riassorbimento dell’osso alveolare e del peggioramento della stabilità dentale.

Riconoscibile grazie a sintomi come le gengive arrossate, recessione gengivale e sanguinamento durante il lavaggio dei denti, la parodontite è nota anche con il nome di piorrea.

Il Dottor Fabio Cozzolino, titolare dello Studio Dentistico Cozzolino e tra i principali esperti di parodontologia in Italia, ci ha aiutato a capire meglio le origini di questo termine: «Il termine piorrea deriva dal greco antico πυόρροια (pyórrhoia), composto da πύον (pýon), che significa “pus”, e dal verbo ῥέω (rhéō), cioè “scorrere”. Letteralmente indica quindi una “fuoriuscita di pus”, descrivendo un segno tipico delle forme più avanzate di malattia delle gengive. Per molti anni questa parola è stata usata nel linguaggio comune per riferirsi, in generale, a infezioni gengivali gravi con denti che si muovono e perdita dell’osso di sostegno. Oggi però, in ambito medico, si preferisce usare il termine più preciso di parodontite.»

Le parole del Dottore ricordano che intervenire tempestivamente è essenziale. Nelle forme più avanzate, infatti, possono comparire infezioni acute legate alla presenza di tasche gengivali profonde.

Per fortuna, la parodontite è controllabile e la chirurgia non è l’unica strada.

Come si cura la parodontite?

Spesso asintomatica nelle fasi iniziali, la parodontite si può curare senza bisogno di ricorrere alla chirurgia. Fondamentale è sottolineare che il laser non è la scelta giusta. Come ricordano gli esperti della Società Italiana di Parodontologia, le attuali evidenze della letteratura scientifica sulla sua efficacia non sono così solide da raccomandarne l’impiego.

Si procede invece con diverse sedute che hanno lo scopo di rimuovere tartaro e placca dalle tasche parodontali.

Durante il trattamento, che prevede l’anestesia locale, si utilizzano dei manipoli a vibrazione sonica. Questi dispositivi odontoiatrici permettono di raggiungere agevolmente le aree sottogengivali, eliminando i batteri con un disagio minimo per il paziente.

Non bisogna preoccuparsi se le gengive dopo il trattamento appaiono rosse e gonfie. In pochi giorni la situazione torna alla normalità, anche per quanto riguarda la fisiologica adesione al dente. Bisogna farsi trovare pronti pure a un aumento della sensibilità al freddo, che si può tenere sotto controllo grazie a dentifrici specifici per denti sensibili.

La mobilità dentale più marcata è un’altra complicanza temporanea da tenere in considerazione. Ancora una volta non c’è ragione di allarmarsi, in quanto i denti riacquistano stabilità dopo circa 4 settimane.