Frascati, Claudio Comandini “È ancora possibile farsi qualche domanda onesta nel corso di una campagna elettorale, e parlare di governabilità e decenza senza cadere in luoghi comuni più o meno interessati?”

"E così, ci si può chiedere se far cadere due amministrazioni di seguito, impedire che sindaci legittimamente eletti governino, contribuire a determinare ben due commissariamenti, non corrisponda a tradire un territorio per costringerlo ad assommare ritardi su ritardi?"

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È ancora possibile farsi qualche domanda onesta nel corso di una campagna elettorale, e parlare di governabilità e decenza senza cadere in luoghi comuni più o meno interessati? E così, ci si può chiedere se far cadere due amministrazioni di seguito, impedire che sindaci legittimamente eletti governino, contribuire a determinare ben due commissariamenti, non corrisponda a tradire un territorio per costringerlo ad assommare ritardi su ritardi? E far credere che fornire i fondi necessari ad una città possa dipendere da qualche specie di favore o di prebenda, e non piuttosto da diritti inalienabili, non è come tradire le istituzioni, laddove poi quei fondi sono e debbono essere comunque elargiti, e quindi regolarmente utilizzati? Ed è plausibile non farsi due conti concreti su un bilancio sballato a causa di decenni di errori ma, piuttosto che far comprendere da dove vengono, dove vanno e come sono monitorati i soldi di tutti, sbilanciarsi in accuse e promesse funamboliche che si esauriscono dopo la sbornia elettorale? E, argomento controverso, ma che non è possibile sottovalutare laddove la politica abbia davvero un senso, può ogni questione venir compensata soltanto da scialbe pose politicamente corrette?
E se una donna che si candida a sindaco risulta anche essere la moglie di un senatore interessato all’area in questione ma non particolarmente brillante nella produzione legislativa, può realmente diventare rappresentativa di una condizione di minorità purtroppo ancora ampiamente diffusa? E può una politica che si dichiara cattolica andare in contrasto con i principi espressi sulla vita dal cattolicesimo, senza fornire un senso effettivo ad un’ispirazione che nel contesto attuale sarebbe piuttosto atipica e quindi particolarmente preziosa? Può chi si dichiara di sinistra non parlare mai del lavoro, del diritto al lavoro, dei morti sul lavoro, lasciando campo ad una destra destinata a crescere con tutte le sue incognite? Si può pretendere di parlare a nome della democrazia e, pur di rastrellare un voto, candidare persino i sampietrini, anche laddove non è chiaro se possano davvero contribuire a far progredire la nostra vita associata?
Se davvero siamo in una democrazia, i governanti sono i cittadini: i politici sono al nostro servizio: questo va ricordato sempre e prima di ogni cosa, altrimenti nessuna garanzia può più reggere. E qualora la democrazia sembra venir tradita, come sta accadendo in molte delle emergenze di questi nostri difficili giorni, cerchiamo di restare fedeli a quanto può ancora indicarci.
Se a Frascati Francesca Sbardella vincerà la competizione per la carica di sindaco, #Francescasindaca dovrà dimostrare di essere all’altezza dell’incarico; dove dietro il fucsia si nasconde il peggio della politica, forse troppo dovrà faticare per dimostrarlo – troppo coinvolta dall’imporre decisioni già prese sulla cui lungimiranza, visto lo smarrimento generale del partito di riferimento, è lecito dubitare. Se alle #amministrative2021 vincerà Roberto Mastrosanti, questi potrà riprendere un lavoro di rappresentanza che è stato interrotto in modo irregolare e inappropriato, stavolta possibilmente senza gli ostacoli di una maggioranza raccogliticcia e di un’opposizione pregiudiziale; potrà forse anche rischiare di compiere nuovi errori – ma data la sua natura civica, la cittadinanza potrebbe ottenere mediazioni capaci di ottimizzare le decisioni collettive. Per meglio precisare la mia posizione, faccio presente che alla scorsa competizione non votai per Mastrosanti e anzi ero tra i suoi avversari, in uno schieramento che aveva un ottimo candidato sindaco e che, soprattutto a causa degli errori di regia della Sbardella e del suo moroso Astorre, venne sbaragliato. E, ad ogni modo, piaccia o meno, non si è ancora visto molto di valido e decisivo provenire da quelle parti, mentre di fatto oggi la maggior parte delle migliori forze cittadine sostengono Mastrosanti. Tutto ciò qualcosa vorrà pur dire, anche per i tanti che si sono astenuti al primo turno di queste elezioni.
Il problema vero è che uno non ha particolari meriti e ha già dimostrato parecchi limiti decisionali nonché una discutibile attitudine a imbarcare compagni di merende non proprio presentabili, l’altra invece sembra perlopiù una studentella imbranata priva di una visione minimamente definita ma promossa sopratutto per via delle pressioni della comitiva, dell’apparato e della retorica di partito. La situazione è di una mediocrità feroce, personalmente ho preferito non candidarmi con nessuno, ma una scelta di voto è comunque necessaria.
Cosi, dicendo #Frascatisiamonoi, voterò e farò votare #Mastrosantisindaco. Il primo obiettivo è fermare il tradimento della democrazia, che ormai comincia ad essere piuttosto pesante su ogni fronte, nascosto proprio dietro la sua apparente solennizzazione. E, rendendosi conto che è necessario assicurare governabilità e decenza, occorre saldare territorio e istituzioni nel quadro di un’area metropolitana che sembra già fallita ma che ha perlopiù bisogno di un adeguato rilancio, e tutto ciò deve accadere senza dover subire nessun tipo di ricatto. Fermiamo quindi il tradimento della città, che ha comunque una lunga storia, marchiata con il fuoco già durante il secondo conflitto mondiale, prendendo atto di una particolare geografia che, ponendo Frascati al centro di un’area priva di confini definiti, la rende rispetto a Roma complementare e distinta, e quindi particolarmente cruciale. Tali questioni devono finalmente venir tematizzate in modo strutturale, capace di fornire indirizzo e formulare progetti, fuori da quella manipolazione della cultura che l’hanno ridotta alla discutibile decorazione di una politica orrenda.
Le prospettive possibili sono inevitabilmente due, e ambedue devono cercare di far vincere le ragioni che realmente possano portare ad una crescita collettiva, facendo definitivamente a meno di quelle scomposte tifoserie politiche ancora più ridicole dove sono propalate da saltafossi seriali una volta da una parte e quella dopo dall’altra. Così, un’eventuale vittoria di Mastrosanti dovrà essere temperata dalla creazione di commissioni tecniche con partecipazione allargata anche ai membri dell’opposizione e della società civile: in ballo c’è pure la definizione e la formazione di un nuovo ceto dirigente, che deve affiancare gli amministratori attuali in un percorso capace di guardare definitivamente al futuro, senza più dilapidare per propria insufficienza le risorse a disposizione. Se personalmente ritengo la sua figura più adeguata a realizzare tali istanze, ciò deve avvenire anche nel caso di vittoria della Sbardella, alla quale comunque vada si augura possa fare un buon lavoro, che potrebbe essere facilitato laddove la sua fazione si apra in modo non episodico e interessato alle esigenze espresse da tutti coloro che ancora sono convinti che sia un dovere civico esercitare la propria capacità critica a favore del bene comune.
Qualora davvero vengano rispettate precise condizioni formali, alla base di ogni garanzia democratica, finora perlopiù disattese, nessun risultato potrà rappresentare un dramma. Perché cio succeda, nessuno deve permettere quei meccanismi per cui il consenso e il silenzio diventano addirittura obbligatori, e la proscrizione del dissenso cosa normale: perché può accadere anche questo, in questo mondo che è partito democratico ma poi non si sa bene dove sia finito”. Lo scrive sui social lo scrittore tuscolano Claudio Comandini.