Giornata nazionale contro bullismo e cyberbulllismo, sempre più diffusi come epidemia

Intervista alla Dott.ssa Adelia Lucattini, psichiatra e psicoanalista della Società Psicoanalitica Italiana e dell'IPA, International Psycoanalytical Association su bullismo e cyberbullismo

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Adelia Lucattini

Bullismo e cyberbullismo sono le minacce più temute dagli adolescenti italiani, subito dopo violenze sessuali e droghe. Il Ministero dell’Istruzione ha reso noti i dati della piattaforma ELISA su bullismo e cyberbullismo.

Il 22,3% degli studenti nell’a.s. 2020 -2021 è stato vittima di bullismo.

I dati sono stati tratti da una campagna di monitoraggio avviata sul fenomeno del bullismo all’interno delle scuole, campagna che ha previsto due fasi:

  • Prima fase(maggio/giugno 2021): sono stati coinvolti le studentesse e gli studenti delle scuole secondarie di secondo grado
  • Seconda fase(giugno/ luglio 2021) sono stati coinvolti i docenti delle scuole primarie e secondarie del territorio italiano.

Al monitoraggio hanno partecipato 314.500 studenti che frequentano 765 scuole statali secondarie di secondo grado e 46.250 docenti di 1.849 Istituti Scolastici statali.

Così è emerso che il 22,3% degli studenti e studentesse delle scuole superiori è stato vittima di bullismo da parte dei pari (19,4% in modo occasionale e 2,9% in modo sistematico), il  18,2% ha preso parte attivamente a episodi di bullismo verso un compagno o una compagna (16,6% in modo occasionale e 1,6% in modo sistematico), l’8,4% ha subito episodi di cyberbullismo (7,4% in modo occasionale e 1% in modo sistematico); il 7%  ha preso parte attivamente a episodi di cyberbullismo (6,1% in modo occasionale e 0,9% in modo sistematico).

In occasione della Giornata nazionale contro il bullismo e cyberbullismo, abbiamo chiesto alla Dott.ssa Adelia Lucattini, psichiatra e psicoanalista della Società Psicoanalitica Italiana e dell’IPA, International Psycoanalytical Association, per quale ragione, secondo lei,  questo fenomeno del bullismo e del cyberbullismo avanza sempre di più.

Dott.ssa Lucattini può spiegare cosa  s’intende per “bullismo”?

“Con bullismo, ovvero il comportamento da “bullo” s’intende spavalderia arrogante e sfrontata e in particolare, l’atteggiamento di sopraffazione sui più deboli, con riferimento a violenze fisiche e psicologiche attuate specialmente in ambienti scolastici o giovanili. Con il termine cyberbullismo si debba intendere il bullismo virtuale, compiuto mediante internet e social media.Bullismo è una traduzione del termine inglese “bullying”, usato per definire dei comportamenti di prepotenza tra bambini e adolescenti, la cui  caratteristica principale è la persecuzione psicologica o fisica, comportamenti aggressivi e negativi prolungati di un adolescente, ma più spesso di un gruppo formato da “gregari” che seguono le indicazioni del “bullo”, nei confronti di una “vittima” scelta. Non è secondario tenere presente che la parola, in inglese, deriva proprio da “bull”, ovvero “toro”, che ne rappresenta l’immagine irascibile istintiva, basata sulla forza, utilizzata per rappresentare l’aspetto violento e incontrollabile del comportamento agito dei bulli.

Il bullismo, perché sia tale, deve implicare un avere propria persecuzione, con atti di prevaricazione frequenti e ripetuti nel tempo che causino nelle vittime sensazione di emozioni negative, in una situazione di disparità, fisica o numerica.  Nelle vittime provoca paura, insicurezza, disistima, preoccupazione e depressione”.

Quanto è pericoloso?

“Il bullismo è un fenomeno molto pericoloso soprattutto se non viene tempestivamente individuato e le vittime dei bulli se non vengono subito aiutate a sottrarsi alle vessazioni. Il bullismo è un fenomeno prettamente psicologico, i bulli spesso sono insicuri ed arroganti e non hanno una finalità pratica nei loro atti di vessazione ma sono mossi da necessità psicologiche che può essere diversa da situazione a situazione ma che ha sempre come scopo quello di dimostrare la propria forza in modo da annullare una sensazione di impotenza, inferiorità, insicurezza.

È importante tenere presente che gli stessi bulli sono ragazzi o ragazze problematici che statisticamente sono vittime di atti di bullismo da ragazzi e ragazze più grandi di loro, spesso subiscono malversazioni e violenze in ambito extra familiare e qualche volta anche in ambito familiare.

È indispensabile spezzare il muro di omertà e la paura che ci sono tra i ragazzi rispetto agli atti di bullismo per riuscire ad evitare conseguenze psicologiche e fisiche gravi nelle vittime. Al tempo stesso è necessario un intervento mirato sui bulli poiché se non vengono aiutati, i comportamenti inizialmente volti a spaventare la vittima possono trasformarsi in comportamenti pericolosi di tipo antisociale e di vera e propria delinquenza, con delle prospettive purtroppo molto negative per i bulli”.

Come si crea il fenomeno dell’ “omertà” intorno al bullismo?

“L’ omertà si crea soprattutto a causa di un fraintendimento in quanto il bullismo viene scambiato o per goliardia o per delinquenza. Il bullismo in realtà ha delle caratteristiche specifiche ovvero è un fenomeno psicologico, reiterato, spesso limitato all’ambiente scolastico ma soprattutto è ripetuto. La goliardia per quanto possa avere anche dei risvolti pesanti,  si limita a sono episodi singoli, occasionali spesso rituali, ad esempio all’inizio delle scuole superiori con le “matricole” o in concomitanza di una vittoria di una squadra su di un’altra, eccetera, non sono mai su continuativi. I fenomeni di tipo delinquenziale non hanno lo scopo di spaventare l’altro ma si accompagnano sempre a taglieggio, richiesta di soldi, ricatti, intimidazioni con uno scopo secondario, spesso di lucro. Il bullismo ha lo scopo specifico di spaventare l’altro e di metterlo in soggezione in modo da far sembrare il bullo più bravo più forte, un capo, un leader negativo ma pur sempre un leader.

L’omertà dipende anche dal senso di colpa o di paura inconsci degli adulti che si sentono inadeguati a controllare le situazioni oppure è dettata dal timore delle reazioni dei genitori o semplicemente non sono in grado di capire quello che sta accadendo in classe, non sono in grado di leggere i segnali e quando li leggono può accadere che restino del tutto paralizzati che inconsciamente si spaventino e attendono che le cose si possano “risolvere da sole”.

Poiché il bullismo non si risolve da solo, è sempre necessario l’intervento degli adulti che si comportano in modo autorevole e siano in grado di prendere decisioni anche se scomode, siano questi insegnanti, genitori, presidi e naturalmente avvalendosi anche dell’aiuto della Polizia Postale”.

In che modo famiglia e scuola possono intervenire?

“Come in ogni fenomeno che riguarda l’infanzia e l’adolescenza quello che fa la differenza e l’intervento precoce, significa un intervento che deve essere fatto tanto più presto quanto più i bambini sono piccoli e questo vale sia per la sensibilizzazione a scuola sia l’informazione e l’attenzione dei genitori ai comportamenti dei propri figli, siano questi vittime che bulli.

Tenendo presente che per i genitori il disagio o il dolore dei propri figli è sempre molto difficile da sopportare, i genitori possono avere dei processi mentali di negazione e non vedere realmente quello che sta accadendo ai loro figli se questi non gliene parlano. Quindi informare e spiegare ai genitori che cos’è il bullismo, come si manifesta nei ragazzi e che è un disturbo molto spesso indipendente dall’ambiente familiare, può aiutarli a osservare i loro figli, a parlare con loro e aiutarli a risolvere le difficoltà che portano al bullismo o che  il bullismo causa”.

Con i figli è importante la vicinanza, giocare con loro, parlare, chiedere e anche insistere. Genitori non si devono stancare di chiedere con affetto e sollecitudine. Così, si crea il clima di fiducia e che figli “crescano” insieme ai loro genitori ovvero sentendoli affettivamente e mentalmente vicini.

Per i genitori dei “bulli” è più difficile naturalmente che per i genitori delle vittime Ma se si vuole essere efficaci bisogna intervenire su tutti i genitori e pensare a un intervento psicologico volto anche ad aiutare loro nella loro funzione genitoriale. Certamente se il nucleo familiare problematico l’intervento dovrà essere mirato e con l’aiuto di professionisti, psicoanalisti dell’ età evolutiva e della famiglia.

Il fenomeno è tipicamente scolastico, solo se lascito correre, se non vi sono interventi tempestivi, se si trascina nel tempo, sconfina e si manifesta anche in ambiente extrascolastico, ma sempre come derivazione del bullismo che si è creato a scuola. Il gruppo di bulli possono incontrare la loro vittima anche fuori dalla scuola, ma il primo intervento è chiaramente a scuola ed è cruciale, essenziale per fermarlo ma anche per insegnare ai ragazzi come comportarsi. Inoltre, parlarne a scuola crea un clima  di fiducia tra studenti e insegnanti tanto da a poter immediatamente rivelare gli atti di bullismo al loro primo manifestarsi”.

Che tipo di intervento mirato potrebbe essere messo in atto?

“Negli ultimi tempi sull’onda dell’emergenza sanitaria della pandemia da Covid-19 si è parlato molto della necessità di figure professionali all’interno delle scuole, psicologi e psicoanalisti dell’età evolutiva che svolgono una specifica attività in ambito scolastico. Le difficoltà psicologiche provocate dalla pandemia hanno però aperto delle prospettive diverse per ben più ampie necessità psicologiche che possono manifestare bambini e adolescenti in ambito scolastico, dove trascorrono per anni la maggior parte del loro tempo, dove vivono in gruppo e dove varie forme di disagio compreso lo stesso bullismo, si manifestano in modo specifico. C’è senz’altro bisogno di figure professionali  in un numero adeguato a ogni scuola, che possano individuare le difficoltà di alunni e studenti ma fornire un sostegno e indicazioni agli insegnanti che indubbiamente nella gestione di questi fenomeni possono trovarsi impreparati o comprensibilmente angosciati tanto da non riuscire a essere efficaci sia nella prevenzione del fenomeno che nell’ affrontarlo quando si manifesta.

Psicologi e psicoanalisti formati rispetto a questo fenomeno e alle dinamiche gruppali dell’ambiente scolastico, possono mettere gli insegnanti in grado di analizzare meglio questi eventi, gli studenti di poterne parlare con serenità e se necessario impostare degli interventi psicologici mirati.

Inoltre,  potrebbero indicare e suggerire alle famiglie dei percorsi dedicati e specifici per i loro figli individuali o anche familiari qualora ce ne fosse la necessità”.