Dott.ssa Lucattini, si sente sempre più parlare di lavoratori multitasking. Spesso sono soprattutto le donne che, per conciliare famiglia e lavoro, sono per forza di cose costrette a svolgere più attività contemporaneamente. Quali sono gli svantaggi a riguardo?
“L’esecuzione di due o più attività, svolte contemporaneamente, come capita alle donne, definita multitasking, ha il vantaggio di ottimizzare i tempi e far fronte a più impegni allo stesso tempo. Soprattutto lavoro e famiglia, ma anche sport e hobby. Soddisfa anche la fantasia di essere ubiquitari! Lo svantaggio è che più compiti e impegni da svolgere contemporaneamente, richiedono un grande sforzo, notevoli capacità di tenuta emotiva, controllo razionale e di gestione pratica”.
Il multitasking efficiente riflette le capacità dell’individuo e gli permette di adattarsi alle esigenze ambientali, utilizzando diverse strategie, è per tutti?
“La capacità multitasking in alcune persone è un’attitudine naturale ma può essere appresa e coltivata da tutti. La modernità lo ha favorito con l’aumento delle richieste di sempre maggiori performance lavorative e sociali. La vita attuale ha moltiplicato le attività, tra lavoro e famiglia. Il primo passo è stata la frammentazione del tempo, a cui segue la sovrapposizione degli impegni. Tutti possono apprenderlo e applicarlo efficacemente, per tutti è una grande fatica soprattutto se protratto nel tempo”.
Essere multitasking può portare a una qualità del lavoro diversa dal solito?
“Impegnarsi in più attività riuscendo a tenere “i piedi su due staffe” è fa sentire efficienti ed è tonico per l’umore, adrenalinico. Portare a termine un’attività dà piacere e fa sentire capaci, rinforza psicologicamente.
Sul lavoro, aiuta senz’altro, come nella gestione di lavoro e famiglia. Se ben gestita, è una qualità che aiuta in molte situazioni. Essenziale è avere una buona programmazione, stilare una graduatoria delle priorità e mantenerla. Multitasking non significa fare tutto contemporaneamente ma tenere a mente più cose nello stesso momento”.
Essere multitasking è quindi una capacità psicologica?
“Si, il multitasking è una qualità mentale, significa essere capaci di “investimenti parziali”, ovvero di avere spazio emotivo e razionale per più situazioni e più persone. Saperlo aiuta a dare il giusto spazio a ciascuno, dosando le forze, organizzando il tempo. La priorità è data dall’importanza sul momento di una cosa rispetto all’altra, non dal loro valore in assoluto. Chi è multitasking ha la capacità di organizzare il proprio tempo non sovrapponendo le attività. Un’altra qualità è quella di “non perdere il filo” di quello che si sta facendo, questo permette di interrompere un’attività, dedicarsi ad un’altra con piena concentrazione e attenzione, alternandole.
Tipico gli adolescenti, che mentre studiano ascoltano la musica, chi cucina seguendo un documentario o il telegiornale, la mamma o il papà che lavorano al computer e aiuta i figli fare i compiti”.
Quando scriviamo un messaggio sul telefono, mentre qualcuno ci parla al telefono, spesso non riusciamo a dare effettivamente ascolto, dando la sensazione che la persona su WhatsApp sia più importante di chi ci sta parlando. Il multitasking può rovinare anche i rapporti personali?
“Il multitasking di per sé non è pericoloso. Il problema si pone quando per la stanchezza e il sovraccarico, non si riescono più a gestire gli impegni. Se essere multitasking ha richiesto troppe energie, come amo dire, se quello che riteniamo “il minimo indispensabile, è il massimo del possibile” si arriva all’esaurimento delle forze psicofisiche. Crolla la forza interna e si ha un cedimento emotivo. Lo stress prolungato, inoltre, causa ansia e stanchezza fisica, col tempo depressione. Sono questi i fattori che mettono in pericolo le relazioni affettive e incrinano i rapporti interpersonali”.
Si può essere multitasking anche per attività di hobby e tempo libero. Per esempio, si può fare sport sul tapis roulant e contemporaneamente guardare una serie tv, oppure ascoltare musica e chattare con un’amica, ma tutto questo fa realmente sentire le persone appagate?
“Se lo si fa con piacere e si ha la qualità psicologica dell’essere multitasking, è senz’altro appagante.
Se invece, è dovuto ad una sensazione di vuoto, se è su una spinta ipomaniacale o al bisogno narcisistico di essere sempre al “top”, non fa sentire contenti di sé, né soddisfatti. Il tempo libero è un diritto e gli hobby sono un piacere, se diventano un dovere, c’è senz’altro qualcosa che non va”.
L’essere multitasking si può trasmette in maniera volontaria o involontaria ai propri bambini?
“Sviluppare la capacità di essere multitasking è un lungo processo che passa attraverso l’educazione e l’esempio dei genitori. Non può essere trasmesso involontariamente, certamente c’è sia una trasmissione inconscia di alcune funzioni mentali e l’apprendimento da parte dei bambini per imitazione o per identificazione con i genitori, ma non riguarda il multitasking.
Pe cui, non è utile fare più richieste in rapida successione o dare più comandi contemporaneamente ai bambini, ad es. dire di scendere dallo scivolo e di raccogliere la palla e la felpa. I bambini non hanno la capacità di tenere a mente e mettere in successione più informazioni contemporaneamente. L’una richiesta si sovrappone all’altra. La conseguenza è che ne ricordano soltanto una, oppure si confondono e si fermano”.
Ed è possibile insegnare il multitasking utilizzando la tecnologia?
“No, non è possibile. Nessun tipo di educazione o apprendimento può avvenire attraverso uno strumento elettronico senza la presenza di una persona a cui il bambino sia legato affettivamente. Molti studi dimostrano che proprio la possibilità di essere multitasking dei giochi elettronici e degli smartphone hanno un impatto negativo sui bambini, diminuiscono la capacità di attenzione, producono stress e alterano il sonno. Impariamo, cresciamo, maturiamo all’interno di una relazione umana e affettiva; la tecnologia, anche l’intelligenza artificiale, è senza “animus”, senza il respiro vitale”.
Nel Post-pandemia, osserviamo un diffuso disagio psicologico. Cosa si può fare per riuscire a mantenere la calma, a volte, anche in situazioni di stress nella vita quotidiana?
“Se lo stress è prolungato e i sintomi ansioso-depressivi già presenti, rivolgersi ad uno psicoanalista per un supporto, per trovare strategie efficaci, rafforzarsi interiormente e organizzarsi meglio. Allo stesso tempo, è bene trovare il modo per riposarsi, facendo pause regolari lontani da computer e smartphone e trascorrere più tempo possibile con persone che amiamo o che ci rendono felici”.
Si può imparare a gestire gli impegni in modo efficace?
“Si, certamente. Oltre al supporto dello psicoanalista, alcune buone abitudini e stili di pensiero possono aiutare”.
Quali consigli si sente di dare?
- “Avere obiettivi realistici da raggiungere per gradi, distribuendo il carico di lavoro un po’ per giorno, in questo modo scompare la fantasia negativa di avere “una montagna da scalare”;
- Darsi il tempo necessario per completare ogni lavoro e attività, l’organizzazione del tempo riduce l’ansia;
- Stilare una lista delle attività per l’organizzare il proprio lavoro, la suddivisione degli impegni li rende affrontabili;
- Organizzare la propria lista in base alle priorità, aiuta a conciliare le richieste esterne con le proprie necessità interiori;
- Trovare un ritmo di lavoro costante, il ripetersi regolare degli impegni tranquillizza;
- Mentre si lavora, chiedere a colleghi e familiari di essere interrotti solo per questioni importanti. Questo aumenta la concentrazione e la produttività;
- Prendersi delle pause regolari, aumenta l’attenzione e diminuisce la fatica;
- Coltivare i propri hobby con determinazione, dedicare un tempo preciso e regolare alle proprie attività personali;
- Non rinunciare mai al tempo con i propri figli e agli affetti, sono la linfa vitale che permette di portare avanti tutti gli altri impegni”.


















