Il ruolo geopolitico dell’Italia, cultura ed impegno militare

L’Italia è ancora una potenza economica mondiale ma politicamente e militarmente non sembra essere all’altezza per un ruolo egemonico

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Fattori di politica internazionale.

 

Per dar seguito ed integrare l’analisi “Il ruolo geopolitico dell’Italia: politica ed economia”[1] dobbiamo considerare altri due fattori. Il primo è quello militare, centrale sia in termini qualitativi che quantitativi. Rispetto al periodo della Guerra Fredda, in cui la deterrenza nucleare scongiurò conflitti che più volte minacciarono il pianeta, ed in cui ci si schierava con Russia o Stati Uniti, ad eccezione dei Paesi non allineati, oggi c’è una rosa di attori internazionali emergenti molto variegata. Oltre a Usa e Russia, anche Regno Unito, Francia, Cina, India, Pakistan, Israele e Corea del Nord sono in possesso di testate nucleari. Probabilmente oggi l’idea di guerra così come l’abbiamo studiata sui testi di storia è cambiata e forse anche il modo in cui si fa. È sullo sviluppo tecnologico e sul commercio che si gioca la partita (per adesso). Certo, le armi di distruzione di massa continueranno ad esistere e anche i conflitti, ma questi ultimi sono molto ridimensionati e più localizzati rispetto alle due Guerre Mondiali. Il secondo fattore nasce dall’esperienza, dal passato che ha attraversato la nazione e dal retaggio storico che vede l’insieme di valori, ideologia, tradizioni, simboli e cultura. Sono tutti elementi distintivi e non esistono Stati che non abbiano almeno uno di questi tratti differente da un altro Stato.  Da questo scaturiscono alleanze, collaborazioni, riconoscimento reciproco, sgomento collettivo per azioni ostili, schieramenti militari e fronti comuni.

 

Valori occidentali.

 

L’Italia promuove nel mondo la diffusione della democrazia, il rispetto dei diritti umani, la cooperazione internazionale, la difesa ed il rispetto delle minoranze, la pace tra i popoli, la stabilità politica, il pluralismo sociale, l’avversione alle dittature in tutte le loro forme etc. L’attuale attivismo nella politica internazionale prende forma in parte dopo la Seconda Guerra Mondiale. La direttrice attorno a cui nascono le relazioni internazionali è dettata dall’adesione ai valori del blocco occidentale.

Si inizia a parlare di “blocco occidentale” all’indomani della fine del secondo conflitto mondiale, in contrapposizione al “blocco orientale”. Con i soldi stanziati dagli Stati Uniti si avvia la ricostruzione dell’Europa attraverso il Piano Marshall. Fondamentale fu l’adesione al Patto Atlantico che diede origine alla Nato (sono 30 i Paesi membri). Attraverso la Nato sono state condotte operazioni in Afghanistan, Iraq, Libia, Macedonia del Nord, Kosovo, operazioni contro la pirateria nel Golfo di Aden, assistenza civile durante terremoti, uragani e varie operazioni come l’Operazione Active Endeavour dopo gli attentati dell’11/09/2001.

 

Il ruolo dell’Italia nel blocco occidentale vede parallelamente al rapporto con gli Stati Uniti (capostipite di questo stesso blocco) la collaborazione con i Paesi confinanti via terra con cui si iniziò un percorso nel 1951 con la CECA (Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio), i cui Paesi fondatori furono Francia, Belgio, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi e Germania Occidentale, arrivando ad oggi all’Unione Europea che ne conta 27 (il Regno Unito è uscito ufficialmente il 31/01/2020). L’obiettivo è evitare i conflitti tra Stati che hanno dilaniato il continente in passato, cercando una sempre maggior integrazione sociale, politica, economica e di azione verso nuove sfide future come la questione climatica, l’esportazione dei valori democratici, la forza dirompente cinese e l’esplorazione spaziale.

 

A livello globale l’Italia è membro delle ONU dal 14/12/1955 e contribuisce al mantenimento della pace e della sicurezza (partecipa ad operazioni di pace quali UNEF e UNFICYP), alla difesa dei diritti umani e allo sviluppo sostenibile, così come previsto dalla Carta delle Nazioni Unite. Ci sono stati contributi in favore della moratoria sulla pena capitale, la promozione dell’eguaglianza di genere e la libertà di espressione.

L’Italia è anche membro del G7 che riunisce Canada, Francia, Germania, Italia, Giappone, Regno Unito, Stati Uniti ed è stato istituito nel 1975. C’è un altro gruppo, il G20. Riunisce Argentina, Australia, Brasile, Canada, Cina, Francia, Germania, Italia, India, Indonesia, Giappone, Messico, Repubblica di Corea, Russia, Arabia Saudita, Sud Africa, Turchia, Regno Unito, Stati Uniti, Unione Europea ed è stato istituito nel 1999. Le decisioni adottate in sede a queste conferenze non sono giuridicamente vincolanti ma hanno un forte impatto, poiché per esempio i membri del G20 rappresentano insieme circa il 90% del Pil mondiale. Si cerca di stabilire un’agenda di azione a 360°. Per esempio l’ultimo vertice del G20 si è tenuto in Italia i giorni 30 e 31 ottobre 2021 ed è stato adottato l’accordo per contenere l’aumento della temperatura entro 1,5°C.

 

Il ruolo dell’esercito.

 

Per valutare il peso dell’apparato militare ci possiamo affidare al Global Firepower Index del 2021 che misura il potenziale di guerra di una nazione (ci sono dati su 140 Stati) misurato su più di 50 fattori tra i quali: manodopera, finanze, logistica, risorse naturali, geografia, impiego di forze aeree, navali e di terra. Queste sono le prime posizioni: Stati Uniti, Russia, Cina, India, Giappone, Corea del Sud, Francia, Regno Unito, Brasile, Pakistan, Turchia e Italia. Il Belpaese è al dodicesimo posto con 38 missioni militari attive nel 2020 a cui se ne aggiungeranno altre 2 nel 2021. La prima è la United Nations Assistance Mission in Somalia (per supportare il Governo Federale somalo), la seconda è la European Maritime Awareness nello Stretto di Hormuz (per garantire la sicurezza tra il golfo Persico e quello di Oman). Siamo a 40 missioni militari così suddivise: 9 in ambito NATO (Bosnia-Erzegovina, Baltic Eagle II in Estonia, Sea Guardian e Standing Naval Forces nel Mediterraneo, in Iraq, in Macedonia del Nord, Joint Enterprise in Kosovo, in Serbia, Baltic Guardian in Lettonia); 5 per l’ONU (Mali, Libano, Cipro, Sahara Occidentale, India/Pakistan); 12 per l’UE (Operazione Atalanta nell’Oceano Indiano, EU Training Mission nel Mali, EU Training Mission per l’addestramento di forze di sicurezza in Somalia, Joint Operations Themis nel Mediterraneo, EU Capacity Building nel Mali, EU Force Althea in Bosnia-Erzegovina, EU Training Mission in Repubblica Centrafricana, EU Advisory Mission in Iraq, EU Rule of Law Mission in Kosovo, l’Operazione Irini, la già citata European Maritime Awareness); le restanti missioni sono suddivise tra Egitto, Afghanistan, Palestina, Antartide, Niger, Gibuti, Malta, Libia, Libano, Somalia, Iraq e Mali.

 

L’Italia ospita 8 basi statunitensi: Camp del Din e Caserma Ederle a Vicenza, l’Aeroporto di Capodichino, la stazione navale di Sigonella, l’Aeroporto di Aviano a Pordenone, la base aeronautica di San Vito dei Normanni, Camp Derby a Livorno, la base di Gaeta a Latina e la base dell’Isola della Maddalena. Questa presenza militare è definita dai seguenti accordi: Accordo di Washington del 1950, Accordo di Roma del 1952, dall’Accordo Bilaterale sulle Infrastrutture del 1950 e dall’Art. n. 3 della NATO che giustifica questa presenza per ridurre la distanza geografica Usa dalle zone di tensione del Mediterraneo. Inoltre le basi interamente italiane posso essere messe a disposizione dell’intera alleanza. Non è questa la sede per riflettere sulle modalità d’intervento militare dell’Italia all’estero e su come ciò vada in contraddizione con l’articolo 11 della Costituzione che recita:

 

“L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”

Conclusioni.

 

Il cambio di passo culturale e militare post-fascista che il pianeta ha vissuto, rientra nel modello di esportazione statunitense della democrazia e bisogna ringraziare anche gli alleati d’oltreoceano se in Europa si è vissuto fino ad oggi un periodo di pace così lungo di cui non c’è memoria. È così che ci si è schierati con gli ideali di libertà, dei diritti dell’uomo, passando dalla Monarchia alla Repubblica, superando lo Statuto Albertino e fronteggiando il comunismo che in Italia raccoglieva molto consenso. Seppur ogni nazione del blocco Occidentale mantiene vive le proprie tradizioni, simboli e valori, lavorano tutte verso la stessa direzione facendo fronte comune. Come Huntington scrisse sul libro “Lo scontro delle civiltà”[2], ci sono 8 civiltà prevalenti dopo il 1990 ma difficilmente possiamo pensare che l’Italia si potrà unire ai valori e idee di quella Sinica, Indù o quella Islamica.

 

La leadership Usa è troppo forte per poter essere messa in discussione da una qualsiasi nazione occidentale, ma ciò potrebbe accadere se la sfida dovesse arrivare dall’esterno. Sempre Huntington spiega come il potere della civiltà occidentale si sia ridotto enormemente rispetto a un secolo fa, poiché la sua espansione fu determinata dalla forte capacità di scatenare violenza organizzata. Ecco, qualunque Paese abbia subito tali soprusi dall’Occidente non dimentica, a differenza degli occidentali stessi. Ma la preponderanza militare, oggi, ha visto una riduzione del divario ed è una corsa a 3 con Russia e Cina. Secondo il Financial Times la Cina ha lanciato un missile ipersonico la scorsa estate. Questo, seppur più lento di quelli balistici, è manovrabile ed in grado di eludere la difesa missilistica statunitense. L’Intelligence Usa è sorpresa e preoccupata da tale sviluppo tecnologico che ha spiazzato tutti quanti e sta mettendo in discussione il primato statunitense. Inoltre il Dragone ha intensificato la propria attività militare vicino Taiwan e sta incrementando l’arsenale nucleare. Non basta la volontà di scalare i vertici per assumere una posizione predominante a livello internazionale, prendendo decisioni forti, schierandosi e se necessario intervenendo. Militarmente l’Italia è distante anni luce per poter rivendicare un ruolo da superpotenza, e quasi senza dubbi rimarrà geopoliticamente subordinata e a disposizione piuttosto che portabandiera.

[1] Domenico Parisi, Il ruolo geopolitico dell’Italia: politica ed economia, IARI 2021

[2] Samuel Phillips Huntington, Lo scontro delle civiltà e il nuovo ordine mondiale, Garzanti 1997