Italia dei Diritti dice no ad Alessio D’Amato

E' Carlo Spinelli in una nota a spiegare la posizione di Italia dei Diritti in occasione delle prossime elezioni regionali del Lazio

0
189
deipierrospinelli
Antonello De Pierro e Carlo Spinelli - Italia dei Diritti

Si avvicinano le elezioni che sanciranno la guida della regione Lazio per i prossimi 5 anni e i partiti politici, strette alleanze e condivisioni programmatiche, iniziano la loro campagna che da qui ad un mese porterà gli elettori ad esprimersi attraverso la macchina elettorale. Il movimento Italia dei Diritti fondato e presieduto dal noto giornalista romano Antonello De Pierro che gravita in un’area centrista del panorama politico italiano guardando sempre con molta attenzione verso quei partiti o movimenti politici che più si avvicinano a quelli che sono i principi fondanti del movimento, in questa tornata elettorale, sondate le varie forze in campo e non ritenendo di presentarsi con proprie liste ne di piazzare propri candidati in quota all’interno di altre formazioni politiche, più che invitare a votare per questo o per quel candidato, al momento indica per chi non esprimere la propria preferenza ed attraverso il responsabile nazionale per la Politica Interna Carlo Spinelli ne spiega i motivi:” Il nostro movimento si contraddistingue da molte altre forze politiche perché non china la testa di fronte a ricatti politici ne si vende al miglior offerente, siamo forse una mosca bianca nel panorama politico nazionale ma ci piace essere onesti con noi stessi e con i cittadini con i quali ci confrontiamo, e per questo motivo che in questa occasione dove si vota per il rinnovo del consiglio regionale del Lazio abbiamo deciso di non essere presenti con liste e candidati perché non siamo riusciti a trovare dei punti di incontro con le varie forze in campo. Certo – continua Spinelli – dei confronti dialogici con le forze politiche in corsa per lo scranno di presidente lo abbiamo avuto e con qualcuno abbiamo anche condiviso qualche idea e trovato dei punti programmatici interessanti ma nulla che ci facesse propendere per un appoggio, magari anche esterno, per questo o quell’altro candidato. Al momento restiamo fuori dalla contesa lasciando comunque sempre la porta aperta a chi dimostrerà con i fatti, di meritare il nostro credito e la nostra fiducia. Certamente chi resterà fuori dal nostro uscio sarà il PD e la coalizione che porterà come candidato presidente Alessio D’Amato e sono vari i motivi che ci hanno portato a questa scelta. Pur avendo sempre dato precedenza al dialogo più verso sinistra che verso destra, senza andare agli estremi delle coalizioni, e senza comunque negarci a chi si mostrava interessato al nostro movimento e ci invitava a discussione programmatiche fatte di idee atte a favorire i corpi collettivi, proprio a sinistra abbiamo trovato spesso, per non dire quasi sempre, degli atteggiamenti che pendevano più a favorire interessi personali anteponendoli a quelli della cittadinanza e puntualmente, attraverso i soliti giochini politici, facevano sì che come movimento ci dovessimo inchinare davanti ai potenti della politica e vendere la nostra dignità. Avevamo creduto in Calenda e nella sua nuova formazione politica e dopo un approccio positivo e in prospettiva interessante, con l’entrata di Renzi e della sua Italia Viva e la formazione del cosiddetto terzo polo, le aspettative si sono tramutate in false promesse e la stessa Azione ha dovuto, gioco forza, cambiare atteggiamento e non a caso non è riuscita, come dicono quelli bravi, a sfondare. La stessa proposta di D’Amato come candidato presidente per la coalizione di centrosinistra, voluto in primis da Calenda, ci ha delusi visto anche il trascorso politico e soprattutto amministrativo dell’ex assessore alla sanità laziale. Infatti – prosegue l’esponente IdD – non sono pochi i problemi che affliggono la sanità nel Lazio ad iniziare da quell’indice che detta, in base all’articolo 3 della Costituzione italiana sull’eliminazione delle diseguaglianze, che per ogni mille abitanti devono essere garantiti 3 posti letto negli ospedali per i casi acuti, una soglia che il Lazio non è riuscito a rispettare figlia di una politica gestionale sbagliata dei nosocomi della nostra regione; non solo ma da una ricerca effettuata dall’università La Sapienza nel 2020, questa percentuale risulta nettamente sbilanciata verso la provincia romana aggravando ancora di più la situazione nelle altre quattro province del Lazio. Infatti se andiamo ad analizzare la ricerca della Sapienza, vediamo che la provincia di Roma garantisce 2,70 posti letto per 1000 abitanti, Rieti e Latina 2,5 per mille abitanti, Viterbo 2,3 per mille abitanti e Frosinone appena 2,14 per mille abitanti; tanto per fare un raffronto un tasso percentuale simile a quello che si registra nello Zimbabwe senza nulla togliere allo stato africano che comunque dispone di una potenzialità strutturale minore rispetto alla nostra. Anche la costruzione dei nuovi ospedali non ha mantenuto quelle che erano le premesse; prendiamo ad esempio l’ospedale dei Castelli di Ariccia che, secondo il presidente uscente Zingaretti doveva essere il fiore all’occhiello della sanità laziale, un nosocomio che sostituisce ben tre ospedali vale a dire Albano Laziale, Ariccia e Genzano di Roma per un totale di 344 posti letto e che allo stato attuale ne dispone solo 274. La potenzialità sarebbe di 342 posti letto, che non migliora di certo l’offerta data agli utenti della Roma 6, e che, secondo i proclami della vigilia, doveva entrare a pieno regime entro il 31 dicembre del 2020, ebbene nonostante siamo ancora lontani da quell’obiettivo, il candidato presidente D’Amato è riuscito a far sembrare l’ampliamento a 274 posti letto a fronte dei previsti 342, un successo della sua squadra affermando, secondo quanto riportano alcuni organi di stampa, che l’impegno era quello di superare nel giro di pochi anni, i 200 letti disponibili dimenticando, forse, che invece all’inaugurazione del dicembre 2018 il dott. Narciso Mostarda direttore generale della Asl Roma 6 aveva dichiarato che l’obiettivo era quello di far entrare a pieno regime l’ospedale dei castelli entro il 31 dicembre 2020. Quindi di quale successo stiamo parlando? E cosa dire poi delle lunghe liste di attesa per esami specialistici? Provate per curiosità a prendere un appuntamento per una polisonnografia, esame che può essere salvavita per chi soffre di apnee notturne e vi sentirete rispondere che il primo appuntamento utile è per maggio 2024; così si costringe l’utente a rivolgersi alle strutture private con un esborso di 300 euro almeno. Oppure provate a chiedere un appuntamento per una visita pneumologica e scoprirete che l’attesa va ben al di là di quella prevista che è di 65 giorni. Anche il nuovo ospedale che vedrà la luce a Latina con i suoi 536 posti letto previsti resta al di sotto dello standard previsto dal DM 70/2015 anche se, dalle stanze della regione Lazio si punta ad arrivare ai 630 posti letto, ma visto i risultati raggiunti con l’ospedale dei castelli, questo obiettivo sembra più una chimera che un traguardo raggiungibile. Per non parlare poi di come viene gestita la Sanità nei piccoli comuni con medici spesso assenti e abitanti costretti ad affrontare chilometri di strada per farsi visitare da un medico di base; come movimento abbiamo spesso cercato di affrontare il problema cercando di portarlo all’attenzione dei vertici della sanità laziale per una risoluzione dignitosa dello stesso e che potesse garantire il diritto alla salute anche a chi dimora in comuni con meno di mille abitanti, ma purtroppo non abbiamo mai ottenuto delle risposte concrete.  Ma al di là della gestione della sanità nel Lazio a nostro avviso assolutamente insoddisfacente, si vocifera nei corridoi della politica, un certo interesse a portare dentro la coalizione anche il movimento Cinque Stelle, cosa che ha fatto infuriare e non poco i vertici di Azione ed Italia Viva, un po’ come è successo per le politiche appena trascorse, e se non fosse per il termovalorizzatore di Roma, per il quale i pentastellati si sono da subito dichiarati  contrari, forse questa imbeccata del PD ai grillini, avrebbe magari anche portato ad un’alleanza, comunque destinata a perdere, segno di quell’inaffidabilità che il Pd ha più volte dimostrato nel corso di questi ultimi anni; e se anche la CGIL si sta orientando verso un appoggio ai Cinque Stelle forse qualche domanda dalle parti di via Sant’Andrea delle Fratte dovranno pur farsela. Inoltre possiamo affidare la regione che ospita la capitale d’Italia a chi non riesce neanche a trovare un accordo per delle semplici primarie per eleggere il nuovo segretario del partito? Noi – va avanti ancora Spinelli – più volte, come già detto, ci siamo confrontati con il PD, abbiamo anche condiviso dei percorsi insieme, seppur brevi, ma ci siamo sempre ritrovati a leccarci le ferite lasciate da accordi disattesi e promesse mai mantenute, promesse non di incarichi personali ma di iniziative a favore dei cittadini spesso imbrigliati da burocrazie assurde e privati di diritti essenziali come quello della salute del rispetto e della dignità la quale spesso viene persa quando, per poter accedere ad un servizio essenziale, si chiedono favori a personaggi politici ai quali poi garantire un certo numero di voti. Il nostro modo di fare politica è assolutamente diverso, noi crediamo che la politica deve essere svolta per favorire i cittadini a vivere il paese nel miglior modo possibile, qualsiasi siano le condizioni di vita delle singole persone ad iniziare dai disabili, da chi arriva a malapena a fine mese e da tutti coloro che purtroppo non hanno trovato agi in questa vita, l’Italia è di tutti e a tutti devono essere assicurati gli stessi diritti, cosa che al momento – conclude Spinelli – non abbiamo trovato in coloro con i quali ci siamo più spesso confrontati, sempre presenti al momento del voto ma irreperibili una volta conquistata la poltrona”. Conclude Spinelli.