Al Teatro Quirino è tornata in scena il 7 aprile una delle commedie più celebri del Rinascimento: La Mandragola di Niccolò Machiavelli. Lo spettacolo resterà in cartellone fino al 19 aprile, confermandosi come uno degli appuntamenti più interessanti della stagione capitolina.
A distanza di secoli, il testo conserva una sorprendente attualità. Sotto la superficie brillante della commedia si cela infatti una riflessione spietata sulla manipolabilità dell’essere umano, sulla morale flessibile e sull’eterna tensione tra desiderio e convenienza.
La trama è nota ma sempre efficace: il vecchio notaio messer Nicia, ossessionato dall’idea di avere un figlio, si lascia raggirare da Ligurio e da fra Timoteo, che orchestrano un inganno per favorire Callimaco, innamorato della giovane Lucrezia. Il pretesto è una pozione a base di mandragola che garantirebbe la fertilità, ma con una conseguenza fatale: il primo uomo che giacerà con la donna dopo averla bevuta è destinato a morire.
È qui che la commedia svela il suo lato più cinico. Nicia, pur di raggiungere il proprio scopo, accetta un compromesso morale che ribalta completamente i ruoli, mentre Lucrezia, inizialmente simbolo di virtù, evolve in modo sorprendente fino ad accettare — e normalizzare — la relazione con Callimaco.
La vera forza di questo allestimento risiede nel suo equilibrio tra tradizione e innovazione. Da un lato, la solidità interpretativa di Massimo Venturiello e Maurizio Micheli garantisce ritmo e credibilità; dall’altro, le scenografie realizzate con l’Intelligenza Artificiale introducono un elemento visivo contemporaneo che rompe la staticità del classico senza tradirne l’essenza.
Il risultato è un’operazione riuscita: un classico che non si limita a essere riproposto, ma viene reinterpretato con uno sguardo attuale. Il contrasto tra antico e moderno non è solo estetico, ma diventa parte integrante della lettura dello spettacolo.
In un panorama teatrale spesso diviso tra tradizione conservativa e sperimentazione fine a sé stessa, questa Mandragola trova una sua misura. Non rivoluziona, ma convince. E soprattutto — qualità tutt’altro che scontata — non annoia mai.




















