Lo scrittore marinese Marco Onofrio tradotto anche in francese

Esce in Bretagna antologia poetica “Les rêves du souvenir”

0
289
onofrio
Marco Onofrio

Marco Onofrio è un fiume in piena, il suo vulcanismo creativo non conosce sosta. Raggiunto da poco, all’età di appena 51 anni, l’incredibile traguardo dei quaranta libri editi, con i quali ha conseguito decine di premi e riconoscimenti, Onofrio conferma e incrementa in questi giorni la portata internazionale che la sua quasi trentennale carriera letteraria ha ultimamente intrapreso. Il noto scrittore romano naturalizzato marinese, fresco del successo ottenuto il 15 ottobre scorso a Siviglia con la presentazione del suo “Emporium. Poemetto di civile indignazione” tradotto in spagnolo, viene ora pubblicato anche in Francia. Dopo quelle in rumeno, spagnolo e albanese, ecco infatti la traduzione in francese: esce in Bretagna, con Raz Editions Poésie, la sua nuova antologia poetica bilingue “Les rêves du souvenir/I sogni del ricordo”. L’editore Philémon Le Guyader ha fortemente creduto nel libro, con cui ha voluto inaugurare una collana di interscambio culturale tra la migliore poesia italiana contemporanea e la rispettiva transalpina. Le 40 poesie raccolte nell’antologia sono state tradotte con amorevole cura da Auriane Sturbois. La prima parte del volume è quella tradotta in francese; la seconda è in italiano. Correda l’opera la magistrale prefazione del Prof. Rino Caputo, il quale evidenzia nella scrittura di Onofrio la «funzione creativa del sogno» come «deposito possibile dell’esperienza raggrumata nel ricordo». E chiosa: “Il sogno, il ricordo. Cioè, nella migliore tradizione della letteratura italiana ed euroccidentale, la Poesia”.

Raggiunto telefonicamente a Marino, dove vive dal 2006, Marco Onofrio si è detto entusiasta della pubblicazione, che ora gli consentirà di dialogare anche con il pubblico francese.

“Ringrazio di cuore tutti i protagonisti dell’iniziativa” ha dichiarato lo scrittore marinese “e in particolare Mme Sturbois, che si è accollata il debito del linguaggio. Non è affatto facile rendere con merito i significati profondi della scrittura, specie in poesia: la mia traduttrice vi è riuscita al punto di “francesizzare”, per così dire, l’origine del suono-visione, come se in francese appunto io pensassi e scrivessi i miei versi. Dei traduttori si parla sempre troppo poco; eppure è anzitutto grazie a loro che le culture possono interagire per arricchirsi a vicenda. Una funzione che ritengo imprescindibile per la salvaguardia della pace nel mondo, poiché a ben vedere è proprio dalla mancanza di comunicazione e dalla chiusura reciproca che nascono pregiudizi e conflitti: in tal senso i traduttori svolgono il loro encomiabile ruolo come operatori di pace, prima che di mediazione tra lingue e culture. Pensiamo solo a quanti libri in meno avremmo letto senza di loro, a quanta bellezza e a quanta conoscenza ci sarebbero precluse”.