Meta Magazine incontra l’artista Iginio De Luca

0
1395
deluca
Iginio De Luca
deluca
Iginio De Luca

Incontriamo Iginio De Luca, artista romano reduce dall’evento Residenza artistica Cosenza 2015, progetto curato dallo storico e critico d’arte Alberto Dambruoso, direttore artistico dell’associazione culturale con base a Roma “I martedì critici”. “Il progetto – ha spiegato Dambruoso – è scaturito dall’Associazione culturale “I Martedì critici” che ha promosso, nell’arco di un quinquennio, incontri d’arte, tenuti a Roma e in altre città italiane, nelle strutture museali più diverse (dall’Auditorium di Mecenate al Chiostro del Bramante, dai Musei MACRO e MAXXI di Roma, al Pan o al Madre di Napoli, al Museo Pecci di Milano) con la partecipazione di artisti di successo e di performer appartenenti alle nuove generazioni che hanno aperto una nuova strada alla divulgazione dell’arte contemporanea. Attivando questa modalità di incontro – ha aggiunto Dambruoso – ho creato qualcosa di assolutamente democratico stimolando la conoscenza e la valorizzazione degli artisti italiani. Il progetto proposto per Cosenza rappresenta in qualche modo la naturale conseguenza di questi cinque anni dedicati al rapporto con la gente, avvicinando all’arte un pubblico non solo di addetti ai lavori”. L’evento, inaugurato lo scorso luglio, è in programma fino al 1 novembre ed è stato pensato in modo da creare una piattaforma aperta al dialogo costruttivo con la collettività, invitata a partecipare a tutte le attività proposte durante il periodo della residenza artistica. Sono stati invitati dal curatore del progetto un centinaio di artisti italiani e alcuni stranieri operanti nel nostro Paese, appartenenti a diverse generazioni e con molteplici ricerche artistiche che vanno dalla pittura alla scultura, dalla fotografia all’installazione, dalla performance alla video-installazione, in modo tale da offrire al pubblico il più ampio ventaglio di quelle che sono oggi le modalità tecnico – espressive più praticate dagli artisti contemporanei. Tra questi c’è proprio Iginio, che vive e lavora tra Roma e Torino, dove insegna Decorazione e Installazioni Multimediali all’Accademia di Belle Arti. È un artista attivo su più fronti: fa video, installazioni, performance. Negli ultimi anni la sua poetica si è concentrata soprattutto sulla produzione di video, di immagini fotografiche, ma anche di quelli che lui definisce blitz. Considerandoli a cavallo tra arte urbana e performance, l’artista compie azioni a volte sorvolando, altre proiettando e scappando, altre ancora arrivando in luoghi con elementi di forte disturbo ed impatto visivo.

Iginio, da poco rientrato a Roma da Cosenza, ci ha raccontato la sua esperienza alle Residenze artistiche:

 

Quale è stato il tuo contributo a “Residenza artistica Cosenza 2015”? Quali opere hai presentato?

“Ho realizzato una serie di lavori nati dalla visita a un piccolo borgo della provincia di Cosenza, Pantanolungo: qui la mia attenzione è stata richiamata da una bandiera dell’Italia collocata sopra quella del Canada. Chiesto il motivo di tale accostamento, ho saputo che ogni anno una comunità di cittadini calabresi emigrati in Canada torna per una breve villeggiatura. Ho quindi deciso di produrre un video con le due bandiere che dialogano tra loro nel vento, una sorta di danza muta istituzionale tra Italia e Canada. La vicinanza di queste due bandiere sta a significare tante cose: il riconoscimento della dipendenza dalla terra d’origine, il rapporto di mutuo soccorso che c’è tra i due Stati, le tradizioni di due popoli, di due culture diverse.

Ho avuto poi la fortuna di conoscere alcune di queste famiglie. La loro è la storia di tanti italiani che hanno cambiato paese e vissuto per decenni lontano dalle proprie radici. Ho interagito con una di queste famiglie scattando ritratti fotografici e misurando l’interno della loro casa. Successivamente mi sono fatto raccontare lo spazio domestico canadese e insieme e a memoria abbiamo ricostruito l’ “Identikit di una casa a distanza”. Le due planimetrie ricavate sono state trasposte su fogli di poliestere opalino intagliati secondo lo schema architettonico e sovrapposti alle fotografie fatte in precedenza, permettendo una lettura parziale che lascia intravedere proprio nell’atto di escludere. La griglia planimetrica in questo caso simboleggia liberazione e prigionia al contempo.

Infine, seguendo gli stessi schemi planimetrici, le due bandiere uguali a quelle del video sono state tagliate e disposte a terra nel box. In questo contesto la storia umana e soggettiva si intreccia alla storia collettiva, storia di confini quanto mai attuale, contesti di transito in perenne sospensione. Da qui il titolo “Expatrie” (dal francese “expatrié”: espatriato), ma anche patrie che non sono più perché non trattengono e non accolgono.

Si tratta di un lavoro dall’aspetto ambivalente, aperto a più letture, a cavallo tra sfere personali e storie nazionali”.

Sei un artista a tutto tondo, musicista, attore, artista visivo: quale è la forma d’arte che prediligi e in cosa cerchi ispirazione?

 

“L’arte contemporanea dispone di una serie infinita di linguaggi e per questo mi dà la possibilità di esprimermi in modi diversi, anche attraverso la musica. È un contenitore ampio, senza pregiudizi, che accoglie tutte le mie passioni.

Non sono tanto io a cercare l’ispirazione quanto l’ispirazione a trovare me. Ti arriva e basta; Picasso diceva “io non cerco, trovo”. Stando chiusi in uno studio non trovi nulla, le cose succedono vivendo, spesso proprio a partire da difficoltà o limitazioni. Bisogna avere un cervello acuto, maniacale e un occhio alleato della mente, un occhio complice”.

Si può vivere d’arte al giorno d’oggi, facendo dell’arte il proprio mestiere?

“Oggi è molto difficile vivere d’arte, a meno che non si raggiungano livelli elevati con gallerie di ottima qualità e collezionisti di un certo tipo. I committenti di una volta (in primis la chiesa) hanno da tempo cambiato strategie di persuasione e di mercato. Personalmente coniugo il lavoro di artista alla professione di docente all’Accademia di Belle Arti di Torino. È un lavoro che mi piace molto, c’è uno scambio fresco e coinvolgente con gli studenti, per me una ricerca e una crescita continua”.

Da insegnante, ritieni che nelle scuole sia dato il giusto spazio alla cultura artistica e alle varie forme d’arte?

“Assolutamente no, non sono io a dirlo, è sotto gli occhi di tutti. La scuola è lo specchio colto o ignorante di un popolo. Come giudicare un paese e i suoi governanti (di ieri come di oggi) che ha a disposizione una ricchezza immensa e non la degnano, non dico di attenzione, ma neanche di uno sguardo? Io lo definirei un paese incivile e senza coscienza, in una parola incoscente”.

Ritieni che in Italia l’arte contemporanea nelle sue varie manifestazioni, come ad esempio la street art, sia abbastanza conosciuta e praticata?

“L’arte contemporanea, a torto o a ragione, si ri-definisce continuamente. La street art, da distinguersi dal vandalismo tout court, se è pensante e di qualità è una di queste definizioni. A Roma ultimamente c’è stata un incremento dell’arte urbana con interventi acuti, belli e visionari. Il pubblico sarebbe anche pronto a cogliere quello che c’è di buono in tutte queste manifestazioni, purtroppo il nodo cruciale della questione è sempre lo Stato e i vertici del potere politico. Se non si parte da loro difficilmente in Italia ci sarà un rispetto e una dignità per le attività artistiche di qualsiasi genere. Manca la cultura e l’entusiasmo, mancano forme di sostegno e incoraggiamento perché non c’è coscienza di tutto ciò”.

Utilizzi l’arte per provocare la dimensione sociale (ad esempio il blitz del 2010 Pastore a Montecitorio: intervento a Piazza Colonna con la proiezione di un gregge di pecore sulla facciata di Palazzo Chigi e il richiamo sonoro a un pastore). L’arte può essere un mezzo per scuotere le coscienze, per lanciare messaggi e far riflettere il cittadino?

“Nutro l’illusione, l’utopia, sono un artista e ho fede”.

Cosa c’è tra i tuoi progetti futuri?

“Ho in programma un lavoro di ricerca su alcune famiglie non italiane che vivono a Roma, in un luogo particolare, tra contaminazione di spazi domestici e ritratti fotografici. Il soggetto è sempre la casa, tema centrale quanto mai importante per questo contesto, ma preferisco non dire di più. Poi altri progetti e collaborazioni che ancora non è il caso di svelare, continuando ad essere attivo nella produzione artistica nazionale e, perché no, internazionale”.

Print Friendly, PDF & Email