Raoul Dufy, artista dal “multiforme ingegno”

A Palazzo Cipolla, la seconda, grande esposizione italiana dedicata al “pittore della gioia”. In mostra: tele, ceramiche e tessuti

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A Palazzo Cipolla, una grande esposizione dedicata a “Raoul Dufy. Il pittore della gioia”, la seconda a Roma, dopo quella del 1984.
Fino al 26 febbraio 2023 e con circa 150 opere (tra dipinti, disegni, ceramiche e tessuti, provenienti da rinomate collezioni pubbliche e private d’Oltralpe), l’evento si propone come un viaggio emozionale che metterà in risalto gli elementi-chiave dello stile dell’artista francese: lo sguardo sulla realtà, lo studio della composizione, della luce e delle tinte. Un excursus cronologico che trova il suo leitmotiv nella magia di quel colore che è elemento indispensabile per comunicare emozioni e stati d’animo.
A cura di Sophie Krebs, il percorso espositivo è diviso in 13 sezioni ben strutturate, per attraversare l’intero percorso artistico che, dai primi tentativi, passando per opere monumentali come “La Fée Electricité”, qui riprodotta in scala (“La Fata elettricità”, un murale di oltre 60 metri, composto da 250 pannelli dipinti ad olio, realizzato per l’Esposizione Universale del 1937) arriva alle illustrazioni su stoffa (motivi orientali, arabeschi in oro e argento, riproduzioni di fiori e animali).
Nato da una famiglia di modeste condizioni economiche ma di grandi ambizioni artistiche, a Raoul Dufy il “sacro fuoco” fu passato dal papà, musicista. Costretto a cercare lavoro, si iscrisse ai corsi serali del maestro Lhuillier alla Scuola di Belle Arti della sua città e qui conobbe Othon Friesz e le nuove tendenze pittoriche elaborate dai Fauves, che gli rivelarono una pittura moderna e “alla moda”, avvicinandolo a Matisse. Per anni protagonista al Salon des Indépendants e a quello d’Automne, fu la frequentazione della Côte d’Azur, però, che dette slancio al “pittore della gioia”: da qui in poi, infatti, dipinse quelle tele dalle violente tinte cromatiche che l’hanno consegnato alla storia. Alla ricerca perenne di stimoli, volto sempre a sperimentare, capace di rendere l’arte impegnata e, al contempo, leggera, Doufy sviluppò nuove ricerche nella grafica e si occupò di scenografia: la sua attività artistica, malgrado attraversi momenti tristissimi della Storia moderna, non conobbe interruzioni. Non lo fermò neppure l’artrite reumatoide di cui soffrì per anni.
Dufy trovava ispirazione nel mondo e, a prescindere dal medium scelto, lo interpretava con vivacità, tocco vibrante e tavolozza sgargiante, raccontando la vita con uno sguardo non convenzionale, e a tratti scanzonato. Bagnanti, paesaggi e regate o uccelli, cavalli e fiori: tutto odora di modernità. Il suo segno distintivo elude, via via, il soggetto e dissocia il colore dal disegno, semplificando: perché nell’estetica di questo artista la forma viene prima del contenuto, anche per non contravvenire allo scopo che egli stesso dava ai suoi lavori: “Desidero arrecare piacere nello spettatore!”. Eppure, come spesso accade, sotto l’apparente genuinità delle forme di Dufy c’è un’elaborazione minuziosa, un’attenzione ed una sensibilità indubbiamente sorprendente, fuori dal comune.
La mostra, promossa dalla Fondazione Terzo Pilastro-Internazionale e dal suo presidente, Emmanuele F. M. Emanuele, è ideata dal Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris, Paris Musées, ed è stata realizzata da Poema, con il supporto organizzativo di Comediarting e Arthemisia.
Info: https://www.fondazioneterzopilastrointernazionale.it/
https://www.fondazioneterzopilastrointernazionale.it/project/a-palazzo-cipolla-dufy-il-pittore-della-gioia/