Renzi e Berlusconi vincono con il presidenzialismo, la destra ha già perso

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Matteo Renzi
Matteo Renzi Pd
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Matteo Renzi Pd

EDITORIALE – Matteo Renzi ha conquistato l’elettorato del Partito Democratico oltre le previsioni più ottimistiche su una piattaforma programmatica prettamente presidenzialista e maggioritaria. Silvio Berlusconi probabilmente rivincerà l’ennesima sfida con i propri scissionisti perchè, a suo modo, sarà il custode dei medesimi principi di democrazia diretta del Sindaco di Firenze. In tutto questo la totale assenza della ricostituenda destra è il segno del fallimento di un soggetto politico ancora in embrione. Da un po’ andiamo dicendo, inascoltati, che in assenza delle ideologie, l’identità delle comunità politiche, in Italia come in Europa, si formerà attorno al modello di Stato che esse propongono. Da un lato vi sono i Presidenzialisti ed i federalisti europei, ossia coloro che individuano nelle Istituzioni rappresentative, governanti ed efficenti la risposta principale alla crisi della democrazia europea ed Italiana, dall’altro vi sono i proporzionalisti, in salsa democristiana o ex comunista non fa differenza, che ritengono che la politica abbia il primato sullo Stato, in poche parole, che la partitocrazia debba prevalere sulle leaderschip riconosciute. E’ provato, ma dalle nostre parti ovviamente taciuto, che le nazioni a più basso livello di tassazione e debito pubblico sono tutte rette da sistemi prevalentemente maggioritari e presidenzialisti e che, questi modelli garantiscono un tasso di partecipazione democratica e di capacità riformatrice incomparabilmente superiore ai modelli a democrazia indiretta. In Italia da venti anni, c’è chi dice anche di più, esiste una netta maggioranza dell’opinione pubblica che ha espresso con il proprio voto, sia in occasione delle elezioni che nei numerosi appuntamenti referendari, la propenzione per un sistema presidenziale e maggioritario. Questa maggioranza, da venti anni almeno, vede tradito il proprio volere da parte di parti di classe dirigente ed apparato pubblico che, per autoconservazione, si sono sempre opposti ad ogni cambio. La contrapposizione oggi come ieri è su questo: tra presidenzialisti e proporzionalisti, tra riformatori e conservatori. Gli innovatori sono e saranno coloro che pongono la questione presidenzialista al centro dell’agenda delle riforme: un Sindaco per l’Italia e per l’Europa, potremmo dire semplificando. Dall’altra parte vi sono i conservatori che, presenti ovunque, in ogni schieramento, si affannano per l’eterno ritorno ad una democrazia a libertà vigilata, proporzionale, che, ricordiamolo, è la responsabile dell’attuale debito pubblico Italiano e dell’odierno sostanziale stallo del processo di unione europea. Se oggi a Matteo Renzi si oppone un vasto gruppo di potere afferente parimenti all’ex classe dirigente comunista e del Pds, così come all’ex sinistra democristiana confluita nel Partito Popolare dopo tangentopoli, Berlusconi subisce la propria ennesima scissione interna, oltre che per evidenti questioni di poltrone, perchè c’è il tentativo in atto di trasformare le “grandi intese” di emergenza, in modello di governo “stabile”, una volta si sarebbe parlato di consociativismo. La cosa che più addolora e rattrista l’elettore solitamente di centrodestra, sta nel fatto che, a rappresentare l’unica alternativa sostanziosa al tentativo neo democristiano di Alfano, Casini, Mauro e Letta, ci sia Berlusconi, con tutto il suo portato di criticità e di negatività per l’Italia, con la totale assenza, persino dal dibattito, di qualcosa che somigli ad una destra nazionale. Badate bene che il processo a destra si ripete: infatti le dinamiche di oggi sono perfettamente sovrapponibili a quelle che nel 2010 portarono alla rottura di Gianfranco Fini. Si, perchè se l’ex Presidente della Camera ha fallito il tentativo di proporre una destra repubblicana, lo si deve in gran parte all’assenza di una vera e forte proposta politica in materia Istituzionale, identitaria per i motivi di cui sopra, abbandonando così quella maggioranza di opinione pubblica ed elettorato che da venti anni manifesta la necessità di questo obiettivo politico. Di qui l’abbandonarsi, per inedia politica, nelle mani di una coalizione centrista, proporzionalista e tecnocratica, che non a caso vedeva tra i suoi principali volti alcuni degli stessi che oggi paiono benedire la “svolta” alfaniana: Casini, Mauro, Monti ecc. Coloro che si stanno apprestando a ricostruire una destra politica stanno ricadendo nello stesso errore di ieri, non ponendo il presidenzialismo come discrimine della propria identità politica e comunitaria, preferendo invece, oltre ai soliti battibecchi da cortile sul salvadanaio, rispolverare pulsioni estremiste antisistema, dannose, inutili ed incondivisibili. Se nelle manifestazioni vince l’applausometro il segretario della Fiamma Tricolore, o se si pensa che basti il fattore anagrafico o la quota rosa, per rappresentare una cultura politica, non si va lontano, anzi, si è fallito prima di cominciare. Silvio Berlusconi sarà preferito dall’elettorato di centrodestra, sin quando nessuno sarà capace di proporre una identità più credibile della sua in materia istituzionale: la destra, che nel proprio DNA, dovrebbe, avere il presidenzialismo, teoricamente avrebbe tutto per contendere la guida della maggioranza degli Italiani al fondatore di Fininvest, ma fino ad oggi non ha mai avuto il coraggio di farlo, rinunciando già dal 1996 anche a provarci. I cambi di sistema si sono sempre giocati sul modello di Stato, così anche in Europa la sfida è tra chi vorrà eleggere direttamente il Presidente della Commissione, dandogli poteri di governo, e parallelamente rendere il Parlamento organo legislativo e di controllo, e coloro che ritengono di governare la politica con la Banca Centrale, tenendo le istituzioni deboli e la politica subalterna. Matteo Renzi con le percentuali di queste elezioni primarie ha inflitto una ferita mortale agli ex DS e PPI, non perchè li ha “rottamati”, ma perchè ha battuto la loro idea consociativa e proporzionalista della politica e del partito, Chi nel campo del centrodestra ambirebbe alla costruzione di un soggetto politico unitario e credibile, facendola finita con i bluff di questi mesi, prenda l’iniziativa e inizi a far politica sul serio.