SOCIAL DILEMMA

DAI MILLENIALS ALLA GENERAZIONE Z, L'INFELICITA' DI ESSERE SOCIAL

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Immaginiamo per un attimo di vivere ogni momento della nostra giornata con accanto a noi una persona che ci critica senza sosta: sei troppo basso, troppo magro, i capelli troppo corti e il viso troppo stanco; la tua casa? Troppo grande, troppo piccola, avresti potuto arredare meglio; nel tuo lavoro sarai sempre inferiore, non sarai mai felice in quel ruolo e i tuoi soldi saranno sempre troppo pochi; se quei soldi li hai, li hai sempre grazie a qualcun altro e il tuo stipendio? Da solo non basterebbe per coprire neppure i tuoi sfizi, figurarsi i costi di una casa o di una famiglia.

Cosa diresti ad una persona così? Che oltre a ricordarti sempre e solo i tuoi guai e le tue mancanze continua a paragonarti alla sua vita senza un punto di vista obiettivo e razionale? Quella persona è il tuo smartphone connesso ai social. Quello che spinge la critica, anche la più feroce, è l’invidia. Quella invidia e quel giudizio insano che non ci permette di essere felici per gli altri. C’è chi ha un bisogno costante di sporcare quella felicità, per nascondere la propria infelicità. Per giustificare i propri fallimenti, per colmare quella mancanza che li fa sentire meno di altri ma che andrebbe sanata lavorando sui propri errori e sui propri desideri.

Non tutto il male, pero, proviene dai social media, che non hanno fatto altro che rendere esplicito tutto quello che le persone (utenti) hanno sempre pensato ma che non hanno mai osato dire, se non attraverso il futile pettegolezzo.

 

Quella che consideriamo la fabbrica dell’infelicità, Instagram, TikTok, OnlyFans e tutte le piattaforme su cui passiamo troppa parte del nostro tempo, sono vetrine di perfezione. Ecco che possono scattare, anche simultaneamente, lo spirito di emulazione e un profondo senso di frustrazione. Molti pensano di disinteressarsi o, addirittura, di disinstallare quelle app che generano infelicità.  In un modo o nell’altro, pero, si resta sempre connessi e si continua a scrollare lo schermo e a trascorrere ore passivamente su qualche piattaforma a guardare chi trasuda serenità e vita. Gli algoritmi alla base dei social premiano l’estremismo e cercano l’effetto del virale, per questo compaiono sugli schermi contenuti che sono selezionati sulla base delle ricerche, dei like e delle preferenze di navigazione che, usando lo smartphone, l’utente stesso ha selezionato per il sistema. È uno stato di comparazione permanente da cui sembra difficile uscire.

I social sono nati perché gli utenti restino sempre più connessi; sono finanziati da inserzionisti che hanno l’obiettivo di vendere i loro prodotti; non pensiamo siano gratuiti, anzi: gli utenti li pagano mettendo i propri dati a disposizione di quelle aziende che li usano per inviare pubblicità profilata, oltre ai vari contenuti promozionali. È accertato che i social, in particolare un loro eccessivo uso, generano stress, mancanza di sonno, perdita di produttività, deconcentrazione e ansia. Sono inoltre un luogo caratterizzato da disinformazione, creano aspettative eccessivamente alte, disconnettono dai contatti reali e portano ad una diminuzione di attività all’aperto.

 

Ma i segnali di allarme lanciati a più livelli sembra non trovino ascolto se guardiamo i numeri degli utenti in costante aumento. Sociologi e psicologi pongono in evidenza i devastanti effetti che derivano da un uso eccessivo di queste piattaforme che possono portare a più tipi di dipendenza e alle fobie di disconnessione o esclusione dai gruppi. Sembra però siano in pochi a volersi distaccare da quella persona che, in ogni momento, ci fa confrontare con gli altri.

Le conseguenze? Nella società dei Millenials esiste un’ampia fetta di popolazione che vive con l’ansia da prestazione e che nasce da questo continuo paragonarsi agli altri, non considerando che ogni percorso è differente e che ad ognuno di noi appartengono attitudini che portano ad una specifica realizzazione. I social media hanno ingigantito in maniera particolare questo aspetto sociale, tanto che alcuni esperti di tecnologia della Silicon Valley hanno prodotto un documentario chiamato The social Dilemma, dove raccontano e mettono in guardia lo spettatore sulla pericolosa influenza esercitata dagli strumenti che loro stessi hanno creato: i social network. Jason Lanier, uno dei protagonisti, ha scritto un interessante libro dal titolo “Dieci Ragioni per cancellare subito i suoi social”:

  1. Stai perdendo la libertà di scelta.
  2. Abbandonare i social media è il modo più mirato per resistere alla follia dei nostri tempi.
  3. I social media ti stanno facendo diventare uno stronzo.
  4. I social media stanno minando la verità.
  5. I social media tolgono significato a quello che dici.
  6. I social media stanno distruggendo la tua capacità di provare empatia.
  7. I social media ti rendono infelice.
  8. I social media non vogliono che tu abbia una dignità economica.
  9. I social media stanno rendendo la politica impossibile.
  10. I social media (ti) odiano nel profondo dell’anima.

Possiamo smettere di usare i social in una società dove la visibilità è sinonimo di esistenza? Se parliamo di un utilizzo personale delle piattaforme possiamo pensare di farlo, nonostante sia impensabile disconnetterci in un mondo sempre più digitale dove i social sono anche relazioni e informazione. Per i Millenials e per la Genertazione Z imparare a gestire i social non è solo una questione di protezione dati e difesa della privacy ma di felicità e sopravvivenza.

Dovremmo imparare tutti a farne un uso più consapevole e a cercare di far tacere, o non ascoltare, quello scomodo compagno di ogni giorno che è nelle nostre tasche. Iniziamo a pensare che la vita che abbiamo, nel bene e nel male, è il risultato delle nostre scelte. Non è né meglio né peggio di altre. E’ unica. Osservare la vita altrui e giudicare le loro scelte per auto convincerci che la nostra sia migliore della loro, o più meritata, o più faticosa, non aiuta a volerci bene. Svolgere il ruolo di hater ,pensare che gli altri abbiano una vita all’insegna della perfezione e che per loro tutto sia di facile conquista, non solo sminuisce il loro percorso ma sminuisce soprattutto noi stessi.

Sono entrambi processi pericolosi che alimentano solo infelicità.