Starmer, Blair e le sfide di un mondo difficile

Oggi, 5 luglio 2024, il mondo e la Gran Bretagna, hanno problemi diversi e allo stesso tempo simili, nella loro problematicità.

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Keir Starmer ha vinto le elezioni politiche nel Regno Unito ieri 4 luglio 2024 semplicemente recuperando il riformismo dell’era Blair, di quella sinistra riformista che guardava al Centro, all’Occidente, alla pacificazione tra cattolici e protestanti in Ulster, alla difesa della sicurezza dei cittadini, all’aumento delle borse di studio per gli studenti meritevoli, contro le pulizie etniche nei Balcani e che comunque dopo l’11 settembre 2001 decise di schierarsi contro l’integralismo.
Oggi, 5 luglio 2024, il mondo e la Gran Bretagna, hanno problemi diversi e allo stesso tempo simili, nella loro problematicità. L’integralismo stavolta non è solo patrimonio del Medio Oriente ( dove comunque è sempre una fiammella su cui soffiare per creare odio e rappresaglie tra il mondo islamico al suo interno ed esterno) ma è anche condiviso in Occidente da chi vuole prendere il potere promettendo meno libertà, meno diritti, meno democrazia in cambio di una presunta sicurezza e libertà di “cecità” nei confronti dell’Asse degli Stati totalitari Autocratici che vuole gestire da ora in poi le sorti dell’agenda geopolitica del globo.
Blair prometteva opportunità per tutti nel 1997 e investiva nel settore sanitario tanto da far arrivare in UK fior fior di cardiologi, ortopedici e neurologi italiani appena usciti dalle scuole di specializzazione.
Starmer, per colpa di una Brexit con cui prima o poi dovrà fare i conti quando li avrà fatti anche il suo corpo elettorale, dovrà limitarsi a cercare di fare funzionare di nuovo il Sistema Sanitario Nazionale, che è stato letteralmente sfasciato negli ultimi 5 anni, da Boris Johnson in poi…
Blair in qualche maniera coglieva i frutti di di 18 anni di governo conservatore forse anche duro e netto, ma di certo capace di far ripartire con la Thatcher soprattutto l’economia britannica e cercava di migliorare tutto ciò dentro una visione europea e globale.
Starmer deve cercare di rammendare 14 anni di guida Tory in cui il potere di acquisto è stato perso, la leadership è stata assente e ballerina e l’unica cosa che è stata venduta agli elettori è la Brexit, che però è un copyright di Nigel Farage, che oggi entra per la prima volta in Parlamento a Westminster con altri 12 deputati, pronto ad aspettare il fallimento del Labour con l’idea di fare il Trump o la Le Pen con l’Union Jack.
Problemi diversi ma allo stesso tempo simili. Quale la differenza? Starmer ( e chi crede in Occidente alla democrazia e alla libertà ) con la sua cautela deve cercare di fare errori meno possibili e mantenere salda la specificità Inglese in un mondo che si sta uniformando verso un populismo autocratico globale.
In bocca al lupo, Primo Ministro!