Stefania Cavalieri: “Ora basta. Borelli è il miglior selfista del mondo ma la verità è un’altra”

L'ex consigliera comunale del Pd che ha firmato per sfiduciare la giunta di Albano non ci sta a fare da capro espiatorio: "In Consiglio dovevo solo alzare la mano per dire si signore"

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Stefania Cavalieri

Stefania Cavalieri è tra i tredici consiglieri comunali, di cui ben cinque donne, di cui tre elette in maggioranza, le cui dimissioni hanno provocato lo scioglimento del Consiglio e la caduta della giunta Borelli. Il suo nome però non è un nome qualunque. Non si tratta infatti di un esponente di una lista civica, oppure di una neofita della politica. Stefania Cavalieri è stata eletta Consigliere Comunale risultando la più votata nella lista del Partito Democratico, il partito del Sindaco. Viene da una lunga militanza, prima nella Margherita e poi nel Pd, già Segretario del Circolo dem di Cecchina, quindi assessore ai trasporti ed al piano di sviluppo strategico della seconda sindacatura Marini, tra coloro che nel partito e nell’amministrazione comunale si è occupata, anche per delega diretta, di terzo settore, anziani e politiche sociali. Poco visibile ma molto presente quindi, lungo la traiettoria politica e amministrativa del Pd di Albano. Per questo il suo nome è dalla formalizzazione delle dimissioni al centro di una tempesta mediatica, che sta assumendo tratti di inusitata durezza e violenza verbale, per ora ristretta ai soli social media. Le abbiamo chiesto di spiegare le sue ragioni che l’hanno portata ad una decisione così radicale.

Come sta vivendo queste ore in cui, forse per la prima volta, si trova al centro dell’attenzione della città?

“La mia scelta è stata profondamente meditata e sofferta, frutto di mesi, direi anni, di maturazione. Le parole e gli attacchi che leggo e che mi arrivano da persone con cui ho condiviso molto fanno male, perché ingiusti, violenti e menzonieri”;

Ci spiega come ha maturato la sua decisione di sfiduciare il Sindaco?

“Prima di essere un’assessore ed un consigliere comunale io sono stata una militante del Partito Democratico. Un progetto a cui tenevo, per cui mi sono spesa senza sosta per anni, come fanno tanti militanti anonimi, ad Albano e in tutta Italia. Ho ricevuto soddisfazioni ma ho anche dato molto, accettando la candidatura nel 2020, in un momento della mia vita molto particolare, uno di quei momenti in cui dovresti mettere l’impegno politico in secondo piano. Ho dato il massimo come sempre con l’umiltà e la modestia che mi appartengono, risultando la più votata della lista. Ma sin dalla formazione della giunta ho capito che qualcosa si era rotto. Il Pd che conoscevo, la comunità di persone con cui avevo condiviso molto non era più la stessa”;

Cosa intende: perché da ciò che dice più che motivazioni politiche si comprendono ragioni umane e personali alla base del suo disagio?

“Per me la politica non può prescindere dal fattore umano, prima che politici siamo persone. Sono stata cinque anni assessore – dal 2015 al 2020 ndr – mi è stato chiesto di farlo: sono stati anni difficili, si discuteva fra noi, non sempre c’erano le stesse idee, si litigava, ma non si è mai interrotto il rapporto umano, sia quando dal confronto si usciva uniti sia quando le divergenze restavano. Per me è fondamentale questo. Quando si respira un clima positivo e ci si sente membri di una squadra, sia che tu sia un professore sia che tu sia l’ultima ruota del carro, ti senti coinvolto, parte di un progetto, ed i benefici di questo stato si trasformano in buona politica”;

Ci può fare qualche esempio?

“Oltre alle mie deleghe assessorili mi sono occupata anche di sociale, nella consiliatura scorsa si sono fatte tante cose in quel settore, non mi importa se non fossi io la prima protagonista, ma si poteva partecipare, proporre, mettersi al servizio di un progetto, di un’idea. Parlare con i centri anziani, stare con i piedi per terra, con le mani nei problemi delle persone, ascoltarle sapendo di poter trovare qualcuno al Comune o in assessorato a cui riferire e con cui trovare soluzioni. Questo per me è fare politica per la città e soprattutto per la gente”;

Questo con Borelli non era possibile?

“Dal primo giorno ho capito che sarebbe stato tutto diverso, fino a quando il mio disagio è diventato contrarietà. Da Consigliere Comunale ho avuto la sensazione di non essere utile alle persone, di non poter più assolvere al mio ruolo. Ero chiamata a ratificare decisioni prese da altri, spesso addirittura lontano da Albano. Decisioni non discusse, frutto di imposizioni, a cui dovevo solo alzare obbligatoriamente la mano per dire si signore. Arriva un momento in cui ribellarsi a questo modo diventa un dovere morale”;

Sembra un fiume in piena:

“Si lo sono, perché leggo bugie da persone che conoscono i fatti, quando si dovrebbe avere il coraggio di farsi un esame di coscienza. E’ giunto il momento di dire basta”;

C’è qualcosa che le ha fatto particolarmente male leggere?

“Termini come vergogna, ribrezzo, per citare i più gentili. Sto raccogliendo tutto e tutto lo sto inviando nelle mani dell’avvocato. Non ho intenzione di farmi intimidire”;

Ma lei questo disagio lo aveva manifestato in qualche modo o la firma dal notaio è stata un fulmine a ciel sereno?

“Ma quale fulmine. Ho manifestato il mio disagio più volte al capogruppo del Pd, l’unico che ha avuto almeno il garbo di ascoltarmi, anche se in queste ore non si è sentito di inviarmi neppure un messaggio, e mi dispiace. Nel 2022 ho votato in dissenso dal gruppo, a favore di un emendamento presentato dall’opposizione perchè la ritenevo una proposta giusta. Pensavo anche che quel gesto servisse per evidenziare il mio disagio, a far capire che bisognava cambiare registro”;

Beh, ma qualcuno in quell’occasione le avrà chiesto spiegazioni?

“Si, ma ogni volta che io ponevo dubbi mi si rispondeva che “non ero lucida”;

A lei Borelli aveva assegnato la delega di studio per il terzo settore, però non si ricordano sue iniziative pubbliche su quel tema?

“Non mi è stato permesso di esercitare la delega. Tanto è vero che mi è stata tolta senza neppure una spiegazione”;

Che significa non mi è stato permesso?

“Significa che ogni volta mi interfacciavo con gli uffici venivo rimbalzata con la motivazione secondo la quale la mia delega era solo una delega di studio e non operativa”;

Si sente di dire che questo meccanismo delle deleghe non riguardasse solo lei ma tutti i consiglieri?

“Non posso parlare per gli altri, ma credo che sia un problema non solo mio”;

Lei parla di un clima cupo, che però contrasta con l’immagine, e per molti versi il consenso, che Massimiliano Borelli ha tra i cittadini: è sicura di non aver anteposto il suo interesse a quello generale?

“Borelli è il selfista più bravo del mondo. Un professionista del selfie, ma l’immagine è una cosa, la realtà tutt’altra. Una realtà che si tocca con mano quando si vivono le frazioni. Io sono di Cecchina: qui il Sindaco lo ricordano solo per qualche inaugurazione e qualche passerella, accompagnato da qualche assessore. Arrivano con la fascia tricolore ma non ascoltano nessuno. A me non piace apparire, non faccio interviste, questa è la prima e l’ultima. Sono una persona come tante, come ogni cittadino, ma per il mio  quartiere mi sono impegnata, ho battuto i pugni nelle riunioni, non mi piacciono le passerelle”;

Se potesse tornare indietro rimetterebbe quella firma?

“Una, dieci, mille altre volte la rimetterei. Gli insulti che mi stanno facendo cadere addosso e le reazioni di queste ore delle persone mi hanno convinto che ho fatto la scelta più giusta per i cittadini. A certi politici serve far capire che amministrare non è solo esercizio del potere e che il potere non arriva per diritto divino, non è per sempre. Vanno rispettate le persone, i valori umani delle persone, e chi siede in un Consiglio Comunale, anche se è una donna e a differenza di altri non ha ambizioni di carriera, non può essere considerata come un oggetto, una mano da fare alzare a comando senza spiegarle i perché delle cose, senza coinvolgimento. Sono una persona non una paletta. Oggi forse se ne stanno accorgendo per la prima volta. Purtroppo per loro è troppo tardi, per fortuna invece Albano può aprire gli occhi”;

C’è astio nelle sue parole?

“Il contrario, io rivendico, come forse, sbagliando, non ho mai fatto, il ruolo di un Consigliere Comunale che è eletto grazie al partito che lo candida, ma anche ai cittadini che scrivono il suo nome sulla scheda. Non siamo nominati ed abbiamo dei doveri da rispettare verso chi ci ha votato. Le dimissioni sono uno strumento, l’unico e l’ultimo che abbiamo a disposizione per denunciare e porre fine ad una situazione che riteniamo dannosa per la città. Io ho esercitato un dovere ed una funzione, la rivendico come valore politico e non personale. Vale per chi oggi va a casa e per chi domani ricoprirà gli stessi ruoli”;

Ma lei ha fatto cadere un Sindaco non si è limitata a protestare: si rende conto della portata del suo gesto?

“Lo rivendico ripeto”;

Il Pd le ha comunicato l’avvio della procedura di espulsione?

“Non mi è arrivata nessuna comunicazione ufficiale. Ho letto che lo hanno richiesto. Ma credo che nel Pd di Albano non sia io l’unico bersaglio, piuttosto sono un alibi. Quando il Pd di Roma firmò per far cadere il Sindaco Ignazio Marino, i consiglieri comunali che firmarono mi pare che sono stati tutti promossi: chi in Parlamento chi a fare l’assessore in Regione o a Roma. A me vogliono espellermi. Facciano pure”;

Si sente di dire qualcosa ai suoi ex compagni di partito?

“Chi è causa del suo mal pianga se stesso”.