La prevenzione come chiave per ridurre l’emergenza e migliorare la qualità delle cure. È questo il messaggio emerso dal convegno dedicato alla “Vaccinazione del paziente diabetico”, svoltosi presso l’Ospedale dei Castelli Romani, che ha visto la partecipazione delle istituzioni sanitarie del territorio e degli operatori del settore.
«Ringrazio la Direzione Strategica della ASL Roma 6 per l’invito e confermo la piena disponibilità dell’Ospedale Regina Apostolorum a contribuire al raggiungimento degli obiettivi definiti dall’Amministrazione regionale e dalla ASL», ha dichiarato Gabriele Coppa, direttore generale dell’Ospedale Regina Apostolorum e della Casa di Cura Città di Aprilia. Un impegno che si inserisce in un contesto territoriale complesso, ma che può contare, secondo Coppa, «sulla capacità indiscussa dei professionisti e sulla grande disponibilità e competenza dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta».
Durante l’incontro, l’attenzione si è concentrata sull’impatto del diabete sul sistema sanitario. Nel Lazio, nel corso del 2025, si sono registrati circa 1.800.000 accessi ai Pronto Soccorso; di questi, secondo le stime, il 5% riguarda pazienti diabetici. «Parliamo di circa 240 pazienti diabetici al giorno che finiscono in Pronto Soccorso, spesso senza essere consapevoli della propria patologia», ha sottolineato il direttore generale.
Un dato che riporta al tema centrale del dibattito: la difficoltà di attuare una prevenzione di massa efficace. «Si parla spesso di congestionamento dei Pronto Soccorso e di riduzione delle liste d’attesa – ha spiegato Coppa – ma resta complesso proporre e consolidare percorsi di prevenzione capaci di prendere in carico i pazienti prima che si arrivi all’urgenza o a un accesso talvolta inappropriato in PS».
Da qui la necessità di un cambio di passo. Secondo il direttore generale, «la vera sfida è creare un sistema strutturato di prevenzione che coinvolga settore pubblico, privato accreditato, medici di famiglia, pediatri e farmacie, orientando anche il cittadino a partecipare attivamente alle iniziative territoriali».
Un obiettivo che chiama in causa anche il modello organizzativo del Servizio sanitario nazionale. A oltre trent’anni dalla riforma del 1992, Coppa evidenzia come, nonostante il ruolo sempre più centrale della prevenzione, «solo il 4% del Fondo sanitario nazionale venga destinato a questo ambito, contro il 51% alle attività ospedaliere e il 44% a quelle territoriali».
Il convegno si è così confermato un’occasione di confronto e proposta, con l’auspicio che la collaborazione tra pubblico e privato possa diventare il motore di una sanità più moderna, sostenibile e orientata alla prevenzione.




















