Bambini e adolescenti al tempo del Coronavirus

Apriamo un focus sul mondo dei bambini e degli adolescenti al tempo del Coronavirus: presente e futuro dalle voci di genitori e figli

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Bimbi Covid

Al tempo del Covid ,in questo tourbillon di notizie, decreti,smentite e dossier c’è un silenzio assordante riguardo ai bambini e ai ragazzi. Anzi, stanno in silenzio anche loro tra il rispetto forzato delle regole e la consapevolezza di ciò che sta succedendo. Le Istituzioni e la comunicazione non proferisce parola sul loro tempo e i loro spazi costretti, i sogni ingessati in una primavera che al contrario inviterebbe a correre felice appresso ad un pallone o a vivere, per i più grandi la dolcezza dei primi amori. Vorremmo stimolare una discussione in questo senso partendo da una valutazione specialistica, perché riteniamo che potremmo scoprire anche sviluppi positivi di questa fase sospesa tra paura e speranza.

A tal proposito abbiamo consultato in primis la Dott. Alessandra Gatti Psicopedagogista e Counselour della Relazione di Terracina che descrive così le dinamiche analizzate:

“La quarantena forzata per la fascia di età che va dai 0 ai 6 anni potrebbe, per assurdo, trarne degli effetti positivi a livello educativo. Infatti il bambino fino a 6 anni vive nel “delirio d’onnipotenza” cioè che tutto si può avere e tutto si può fare. Il fatto di avere a che fare con il virus quindi li può rendere più responsabili in quanto invisibile e minaccioso. Certo non bisogna spaventarli, i fatti gli vanno raccontati per come sono facendo capire loro che possono essere impotenti ed avere una regolazione civile e civica che li tuteli. Per quanto riguarda l’aspetto emotivo e più legato alla relazione familiare sicuramente il bambino si arricchisce. Gli dà modo di vivere a pieno il proprio ruolo e quello delle figure genitoriali troppo trascurati negli ultimi anni o comunque sopperiti dai nonni o dalle figure professionali negli asili e nelle scuole. D’altro canto sentono la mancanza della loro routine dalla scuola e da una serie di cose che non possono fare. Questo è avvilente da una parte, dall’altra acquisiscono anche la consapevolezza di quanto sia importante la relazione con gli amichetti e con la società in generale. Invece per quanto riguarda i ragazzi pre e adolescenti che va dagli 11 ai 17 anni, l’attenzione va puntata sul fatto che l’era digitale pre virus li aveva già condannati a relazioni esclusivamente social con una perdita progressiva della relazione sociale vera. Erano abituati ad uscire magari più dei trentenni, ma uscivano per raccontare tutto ciò che facevano sui social. Quindi questo periodo potrebbe donare loro il sentire la mancanza della libertà, non solo di uscire e frequentare gli amici, ma la mancanza di poter entrare in relazione vera e sentita non più solo mediatica. Sicuramente si sta parlando poco di loro e questo è un peccato, d’ altra parte se le istituzioni e i mass media non li considerano come gruppo tutto è riportato alla famiglia richiamando i genitori al loro ruolo nella veste educativa che in questi anni si era persa”.

Dunque dalle parole della Dott. Gatti, nonostante tante mancanze, si evince che ci sono degli elementi positivi sia al livello educativo che relazionale. Per certi aspetti abbiamo riscontrato queste stesse indicazioni nelle parole di alcuni genitori che abbiamo voluto interpellare.

Roberta: mamma di Emiliano e Isabella – 21 e 14 anni: “Sono rimasta comunque favorevolmente stupita dal modo in cui i miei ragazzi hanno saputo affrontare la situazione. Si sono adeguati con coscienza e con serietà. Tutti abbiamo percepito la paura, ma la sanno affrontare con molto equilibrio e senza loro l’hanno vissuta con delirio di onnipotenza tipico dell’età. Mi auguro che le istituzioni sapranno affiancare le famiglie nella fase di transizione, di rientro sicuro a scuola e di ritorno alla normalità quando soprattutto i più grandicelli dovranno riprendere i sogni per il futuro momentaneamente accantonati e che avranno molta più difficoltà a poter realizzare”;

“I miei figli sono adolescenti e si sono trovati catapultati in questa situazione all’improvviso senza potersi in alcun modo organizzare per passare lunghi periodi in casa. Ad una iniziale euforia soprattutto della piccola che ha 14 anni e chi è vista chiudere la scuola da un giorno all’altro con tutto ciò che comporta a quella età un fatto del genere, è subentrata piano piano una malinconia, soprattutto serale, dovuta probabilmente alla negazione dell’aspetto più pregnante di noi uomini, la socialità. Si sa bene che i giovani siano il nostro futuro, spesso nelle decisioni politiche non sono considerati centrali, ed infatti con questa crisi legata al coronavirus, i bambini e i ragazzi sono stati tutti relegati all’interno delle famiglie e delle loro risorse. Le famiglie sono state lasciate sole con le loro sensibilità e con le loro disponibilità, a gestire una situazione emergenziale senza precedenti. Questo a mio avviso è molto pericoloso perché i giovani ed i bambini che con la scuola pareggiano dei gap economici e culturali che vivono nelle famiglie. Ora si ritrovano a non avere tutti le stesse famose e famigerate pari opportunità. In casa non tutti hanno i propri spazi per studiare o per ritirarsi in una sacrosanta intimità e di questo i miei ragazzi hanno risentito molto non avendo noi una casa molto grande. Di contro abbiamo un grande giardino e devo dire che hanno riscoperto il bello del vivere all’aperto, che avevano dimenticato da tempo”

Gianluca: genitore separato e papà di Tommaso. 19 anni affetto da sindrome di down e Olimpia di 8 anni: “Tommaso la vive abbastanza bene anche se gli manca il suo lavoro. Però essendo un ragazzo dinamico non è abituato a stare fermo. Gioca con il fratello e usa molto internet. Dice che gli manco e ci facciamo lunghe video chiamate. Olimpia soffre la mancanza dei compagni di scuola, sono molto legati. Fanno le video lezioni, ma non stanno vicini, e onestamente mi piace questa umanità. Certo gli manca uscire e giocare, ma ho scoperto una figlia responsabile e che si sa adattare alle situazioni”.

Elisa, mamma di Gianmarco e Leandro di 22 e 15 anni: “I miei figli sono molto diversi: il più piccolo ha 15 anni e sta soffrendo molto la lontananza degli amici e anche dei professori. Il più grande che ne ha 22 anni soffre la libertà di non poter scegliere in libertà. Come sono differenti nel carattere, così nelle relazioni. Io come genitore in fondo sto nel mio mondo tra casa e loro, ma sono molto dispiaciuta perché loro il mondo se lo devono creare, ho solo la speranza che la loro gioventù sia balsamo per un futuro migliore”.

In conclusione abbiamo dato la parola a Maria Chiara, 17 anni, che ha voluto sintetizzare un punto di vista della sua generazione: “La quarantena è difficile soprattutto per i ragazzi della mia età, infatti durante l’età dell’adolescenza si sente il bisogno di uscire e di stare in compagnia degli amici. Non ci hanno chiesto molto, semplicemente di stare a casa ed è da egoisti non voler stare a casa se poi si pensa a tutte le persone che soffrono e che stanno male veramente. E’ un momento complicato per tutti, l’unica cosa che si può fare è cercare di vivere questo tempo in casa al meglio, senza farsi prendere dal panico o dalla pazzia. Bisogna stare in qualche modo uniti ora anche se divisi, per sperare di tornare il più presto possibile alla normalità”.

Sentivamo come doveroso porre l’ attenzione sul futuro del nostro paese. Al più presto un passaggio

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