E adesso abbassiamo i toni

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Sparatoia Palazzo Chigi
Luigi Preiti a terra dopo la sparatoia di Domenica 28 Aprile davanti Palazzo Chigi

Roma 28 aprile 2013  un disperato creato dalla crisi, vestito elegantemente dal fare tranquillo, tanto da scambiare due chiacchiere con le vittime, impugna la pistola contro due carabinieri del Nucleo Mobile del sesto battaglione Toscana e spara. I due carabinieri, il brigadiere Giuseppe Giangrande (50 anni) e il carabiniere scelto Francesco Negri (30 anni) cadono feriti; Giangrande, ricoverato al Policlinico Umberto I, subisce una lesione “importante” – come hanno precisato i medici – alla colonna vertebrale cervicale ed è stato sottoposto ad un intervento di neurochirurgia; mentre Negri, ricoverato all’Ospedale San Giovanni, è fuori pericolo, ma dovrebbe comunque effettuare una dolorosa riabilitazione alla gamba. Tutto ciò accadeva alle 11,30, mentre nel Palazzo del Quirinale si svolgeva il giuramento del primo governo Letta che dopo 60 giorni di agonia poneva fine alla sede vacante dell’amministrazione italiana. Conosciuto l’accaduto da tutta la politica è risuonato un monito comune “abbassiamo i toni” oppure “le parole sono come pietre e possono essere pericolose”, ma un’altra domanda risale nell’aria e tra i cittadini, poteva tutto ciò essere evitato? Era necessario usare una dialettica bellicosa in un contesto precario e instabile? Sicuramente potremmo rispondere in mille modi diversi, ma usare una dialettica populista per attrarre la gente con parole del tipo di “golpino” o di “traditori” potrebbe aver creato all’interno di menti instabili come quella di Luigi Preiti, 49 anni originario di Rosarno, in Calabria, di essere capace di comprare una calibro 7,69 al mercato nero e sparare contro chi in quel momento rappresentasse lo Stato, i Carabinieri, come nei periodi bui del terrorismo brigatista. Il grido di abbassare i toni oggi, alla luce di questi eventi, non è necessario è determinante, perché alle parole si dia spazio ai fatti per portare l’Italia fuori dalla crisi, che porta gente di tutti giorni a divenire pericolosi assassini alimentati dalla fame e dalla disoccupazione

Matteo Buzzurro