
Siamo una squadra di talento. Tanto talento. Ed allora incontri la Spagna, che fa l’errore letale di metterti in ritmo per tutti e quaranta i minuti, e fai una partita monumentale segnando 105 punti. Poi incontri la Germania, squadra che ci è storicamente indigesta. Squadra ostica che il ritmo ce lo spezza eccome. Ma non ci riesce per tutta la partita. Andiamo a sprazzi allora. Ora si accende Bargnani. Ora Gentile. Ora Belinelli. Ora Gallinari. Ed alla fine la partita la portiamo a casa comunque. Certo paghiamo qualcosa in difesa. Non siamo allenati a difendere. Non lo siamo per la mentalità ormai NBA dei nostri alfieri. Non lo siamo per una mancanza di predisposizione agli schemi difensivi di coach Pianigiani. Ma sopperiamo con grinta e cuore. E, soprattutto, con le scelte. Non essendo una squadra adatta alla difesa dobbiamo fare delle scelte. Scegliamo di rischiare di prendere trenta punti da un nostro avversario. Lo abbiamo fatto ieri con Gasol e la scelta ha pagato. Lo abbiamo fatto oggi con Schroder. Abbiamo scelto di non aiutare su Schroder. Abbiamo scelto di accompagnarlo fino in fondo, senza raddoppi. Almeno di provarci. Finchè ha avuto le gambe questa scelta si è rivelata deleteria. Ma quando è andato in debito di ossigeno è stata la chiave della nostra vittoria. Solo col turco Dixon questa scelta non ha pagato ma anche per la capacità del play di colore ottomano di mettere in ritmo i suoi compagni. Cosa che oggi non è riuscita a Schroder.
E poi abbiamo il nostro conto in banca. Si chiama Danilo Gallinari. Quando si va in difficoltà, quando la palla pesa, lui si prende il tiro. E ti tiene in partita. In un’intervista alla Gazzetta dello Sport prima del Mondiale gli chiesero perché l’ultima decisiva palla avrebbe dovuta averla lui nelle mani. E il Gallo, serafico, “perché io non sbaglio”. Finora ha avuto ragione lui.
Tre vittorie e una sconfitta dopo quattro gare. Spagna e Germania sconfitte. Possiamo cominciare a sognare. Oh, ragazzi non ci svegliate.
Ma veniamo alla cronaca.
Si parte con Bargnani, Gallinari, Gentile, Belinelli e Cinciarini a portar palla. “Siamo circondati. Arena tedesca”, questo l’esordio della nostra inviata speciale a Berlino Laura Vaccaro. Pronti via e siamo sotto di sei. Il play tedesco (a vederlo non si direbbe ma è di padre tedesco e madre del Gambia) Schroder è immarcabile. Ricorda tremendamente la situazione, anche cromatica, vissuta pochi giorni fa con Dixon, il play della Turchia. Ne paga le conseguenze Cinciarini che lascia il posto ad Hackett con due falli sul groppone con quattro minuti ancora da giocare. Il play degli Atlanta Hawks continua imperterrito a bucare la nostra difesa inspiegabilmente ferma sulle gambe, poco intensa e bruciata nei pick and roll. Anche se siamo migliorati rispetto alla prima partita. E’ il Mago Bargnani l’unico a evitare il naufragio in questo quarto. Canta (in attacco 9 punti) e porta la croce (in difesa 2 falli). Il primo quarto, incolore e di un’Italia di nuovo impaurita finisce con i nostri sotto di cinque. Poteva andare peggio.
Stesse sensazioni dall’arena tedesca. Il commento di Laura è, a nostro avviso, un incoraggiamento a se stessa più che una reale convinzione :”Siamo contratti ma ci siamo. Crediamoci”
Gentile rientra con la faccia giusta. Cinque punti ad inizio secondo quarto. Ma la difesa non funziona. E dopo 13’28” si iscrive al tabellino anche sua maestà Novitzki. La musica non cambia. Sempre cinque punti ci separano dai tedeschi. La sensazione è che da un momento all’altro si possa esplodere ma non riusciamo ad entrare in ritmo. Bravi loro in questo. Peccato non sia Scariolo il loro coach. Due triple di Aradori ci riportano a contatto diretto. Bravo Pietro. Nell’occasione dalla televisione si individuano degli oggetti in campo. Scopriremo più tardi essere le tonsille della nostra inviata. Anche il Gallo dà incoraggianti segni di risveglio in attacco. Ma in difesa continuiamo a prendere canestri fotocopia da quel folletto (si fa per dire) nero che arriva a 16 punti mantenendo la Germania sopra di quattro ad un minuto dall’intervallo lungo. Un paio di forzature di Schroder e Zipser consentono di impattare. Proprio sulla sirena è Hackett a segnare il punto del 42 pari con cui si va negli spogliatoi.
Laura live da Berlino (comunichiamo in chat, la ragazza è completamente afona ormai): “E’ una partita complicata. Sentiamo il peso di doverla vincere, soprattutto dopo ieri. Ma possiamo vincerla. E soprattutto dobbiamo volerla vincere. Ma dobbiamo stringere meglio in difesa.” Ed ha ragione Laura. E’ in partite come queste che si vede l’assenza di un coach capace di allenare schemi difensivi. Complessivamente una brutta partita. Ovviamente per quanto possa essere brutta una partita di basket.
Si riparte. I primi punti di Belinelli illudono che si sia sbloccato e che sia uscito dagli spogliatoi il Beli che ieri ci ha fatto impazzire. Invece, Zipser e Schroder ci portano sotto di otto. In oltre 5 minuti mettiamo a referto solo tre punti. Male in attacco. Male in difesa dove continuiamo a soffrire. I top team nelle situazioni aumentano l’intensità in difesa. Noi non siamo capaci a farlo. Ed allora facciamo quello che ci riesce meglio. Ci mettiamo nelle mani del Gallo che ci salva dal naufragio. A dieci minuti dalla fine siamo sotto di sei dopo una palla persa sanguinosa di Hackett. La nostra inviata in preda a crisi di nervi urla frasi sconnesse che rimandano a rivalità storiche della Virtus Roma che, pur condividendo in pieno, non è il caso di riportare in questa sede.
Ultimo quarto. Si riparte. Lo schema è sempre palla a Schroder a bucare la difesa. Siamo sotto. Ma stavolta il risveglio di Belinelli è certo. Tre bombe consecutive ammutoliscono l’Arena (e causano un ennesimo infarto al vostro cronista) ed è sorpasso per l’Italia. Siamo sopra di uno a cinque minuti dalla fine. Benzing esce per falli. Cinciarini impatta ancora sul 71 pari. Mancano poco meno di due minuti. Sarà pure vero che “I love this game” ma qua io ci rimango secco. Daje ragazzi. Anche King esce per falli. Ma Schroder, quanto lo odio, mette il suo ventottesimo punto e riporta la Germania sopra di tre, imponendo a Pianigiani la chiamata del time out. Fallo su Gentile. Realizza i liberi. Sotto di 1. Mancano 20 secondi. Gentile commette fallo su Schroder che ci regala un tiro libero. Siamo sotto di due. Il cuore mi lascia, il Gallo impatta. Mancano tre secondi. Dobbiamo difendere. Schroder sbaglia. Si va al supplementare
Gallinari e Novitzki. Segnano solo loro. Bargnani esce per falli raggiungendo Gentile già seduto in panchina (Gentile uscito per falli in quanto chiamato al fallo sistematico da Pianigiani alla fine dell’ultimo quarto. Scelta discutibile regalarlo agli avversari). 80 pari a poco meno di due minuti dalla fine. Gallinari ci porta sopra di due e poi ci pensa Belinelli da San Giovanni in Persiceto con una tripla a portarci sopra di cinque. Gli ultimi due tiri liberi di Belinelli sono l’apoteosi finale. Vinciamo 89 ad 82. Siamo forti. Abbiamo talento. Tanto.
Laura Vaccaro live from Berlino: “Sto piangendo, ridendo, saltando, cantando”. Da qui abbiamo perso ogni contatto con la nostra inviata. Abbiamo segnalato al Ministero degli Esteri la scomparsa. La Farnesina se ne sta occupando.
Non so se Wim Wenders stasera fosse all’Arena di Berlino. Ma sarebbe stato d’accordo con me nel dire che Il cielo sopra Berlino è azzurro. Azzurro Italia.


















