Giancarlo Montoni intervista Massimo Polidoro

Giancarlo Montoni incontra Massimo Polidoro per farci raccontare la sua storia, il suo lavoro e per scoprire come ci si sente a diventare il personaggio di un fumetto.

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Massimo Polidoro – Photo credit Roberta Baria, 2018

L’attività professionale di Massimo Polidoro è decisamente molto vasta. Giornalista, scrittore, cofondatore e segretario nazionale del CICAP (Comitato Italiano per il controllo delle affermazioni sulle pseudoscienze) ed “esploratore dell’insolito”. È stato docente di un corso universitario dedicato alla Psicologia dell’insolito. Attualmente insegna ai dottorandi dell’Università di Padova a comunicare la scienza. Ha scritto più di cinquanta libri e centinaia di articoli. È autore e conduttore di programmi di divulgazione scientifica. I suoi contenuti sono disponibili  anche su YouTubeInstagramFacebookTwitter e Telegram. Lo abbiamo incontrato per farci raccontare la sua storia, il suo lavoro e per scoprire come ci si sente a diventare il personaggio di un fumetto.

Entusiasmo e passione. Partirei da qui per dare il via al racconto della tua avventura di vita e professionale.

“Sicuramente da passione e grande entusiasmo. Io ero molto curioso, affascinato da quello che era il mondo del mistero. Da bambino leggevo tanto. Libri che parlavano di fantasmi, UFO, fenomeni paranormali. Allo stesso tempo ero molto incuriosito dal mondo della magia e dell’illusionismo, dai prestigiatori, da personaggi come Houdini e David Copperfield, che creavano meraviglia, anche se lo facevano utilizzando dei trucchi. Questa passione mi ha portato, come dicevo prima, a leggere molto. Non essendo ancora disponibile Internet, infatti, l’unico modo per approfondire questi argomenti era cercare libri che ne parlassero e questi libri non erano facilmente reperibili, soprattutto in italiano. Inoltre la cosa che li caratterizzava un po’ tutti era il fatto di essere molto generici e vaghi quando bisognava valutare l’attendibilità delle affermazioni che proponevano. Per questo restavo sempre con l’amaro in bocca. Poi mi è capitato tra le mani il libro di Piero Angela, Viaggio nel mondo del paranormale, che mi ha fatto capire che ci poteva essere un modo diverso di affrontare questi argomenti, cioè quello di utilizzare un approccio scientifico. Per me questa è stata una grandissima scoperta. Sono venuto a conoscenza del metodo scientifico, del suo funzionamento e delle sue applicazioni nella vita di tutti i giorni. Si tratta, in sostanza, di chiedere le prove, di fare le domande giuste, di non accontentarsi di storie suggestive. Una volta applicato il metodo le tante cose che appaiono inspiegabili svaniscono, perché sono solo dei racconti, aneddoti oppure hanno altre spiegazioni”;

Poi sono arrivati Piero Angela e James Randi.

“Viaggio nel mondo del paranormale mi colpì particolarmente. Il libro aveva come protagonista proprio James Randi che in qualche modo tornava nel corso dell’indagine che Piero Angela aveva fatto sul mondo del paranormale e della parapsicologia. Decisi di scrivere una lettera a Piero per manifestare il mio entusiasmo per il libro e per esortarlo a creare in Italia un comitato, come era stato fatto negli Stati Uniti, che indagava questi temi con approccio scientifico, rendendomi disponibile a partecipare al progetto. Poi scrissi anche a Randi. Con mia grande sorpresa ricevetti risposta da entrambi, anche loro stupiti dall’entusiasmo di un ragazzino, quale ero io. In particolare Angela nella risposta mi informò di aver tentato a lungo di creare un comitato di tale natura incontrando sempre difficoltà pratiche. Nella stessa risposta mi invitò a un incontro per approfondire l’argomento. Successivamente Piero invitò Randi a Roma. Io ero felicissimo e non mi aspettavo di poter passare una giornata insieme a loro. Feci mille domande, in particolare a Randi, perché volevo conoscere la sua storia, i suoi studi, le sue esperienze e le sue ricerche. Era davvero un personaggio affascinante. Alla fine di quella giornata, verificata la mia grande passione, Piero mi disse che, con il consenso dei miei genitori, avrei potuto incontrare nuovamente James Randi. Così accadde. Andai a Roma grazie a quell’invito e lì ebbi anche la possibilità di vedere Randi all’opera. In quel periodo doveva partecipare a dei programmi televisivi e stava preparando i suoi interventi. La sera a cena, Piero Angela mi chiese se volevo diventare apprendista di Randi, il quale mi riteneva assolutamente adatto a quel tipo di attività. Da lì iniziò tutto. Piero mi diede una borsa di studio per poter andare negli Stati Uniti e coprire i costi. Mi fece un discorso che rappresenta, secondo me, un esempio della sua grande passione per la conoscenza e la predisposizione ad aiutare gli altri. Mi raccontò di come, nonostante il suo lavoro gli concedesse guadagni importanti e nonostante il suo consulente finanziario gli consigliasse altri tipi di investimenti, lui preferisse supportare le persone nelle quali vedeva un alto potenziale. Mi disse, dunque, che voleva investire su di me e andò così…”;

 Alla fine il CICAP, Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze, è nato per davvero. Ci spieghi come funziona il vostro lavoro, di cosa vi occupate e cosa accade quando venite a conoscenza di un fenomeno apparentemente senza spiegazione?

Il tipo di attività cambia a seconda dell’argomento di cui ci si occupa. Per esempio, potremmo essere contattati da persone che hanno fatto una foto nella quale vedono qualcosa che non riescono a spiegarsi, oppure persone che ci comunicano che in casa loro avviene qualcosa di strano. Nella maggior parte dei casi questi eventi trovano una spiegazione molto semplice anche a distanza, dando qualche suggerimento per verificare. In qualche caso si tratta invece di andare sul posto, di fare una verifica, di capire cosa sta succedendo. In qualche raro caso si rende necessaria anche una sperimentazione, una verifica, che si fa per esempio con qualcuno che sembra essere dotato di facoltà paranormali. Altre volte ancora, può capitare che ci contatti una testata giornalistica chiedendo un parere o invitandoci a condurre un’indagine o una verifica. La gran parte del lavoro, però, è quello di dare strumenti alle persone che sono curiose. È un lavoro il nostro, da una parte di indagine, dall’altra di divulgazione e di condivisione. Divulgazione e condivisione finalizzate a fornire un metodo per abituare le persone a fare domande”;

Qualcuno è in buona fede, altri invece…

“Esatto. Molte persone si convincono di avere facoltà straordinarie, ma se ne convincono perché fraintendono qualcosa che non si sanno spiegare, perché non sanno fare un esperimento e in questo non c’è nulla di condannabile, poiché non è il loro mestiere. Sono persone che, in buona fede, ci contattano perché vogliono essere studiate e che, in alcuni casi, sperano di ricevere una sorta di patentino che riconosca le loro facoltà. Questo non è mai successo perché ogni volta è stato possibile trovare una spiegazione. I furbi, i ciarlatani, i truffatori, quelli che ne approfittano stanno alla larga da noi perché sanno benissimo che sarebbero smascherati perché. Non è mai successo che qualcuno che utilizzava dei trucchi, dei sotterfugi di qualche tipo l’abbia fatta franca”;

Insegnamento e divulgazione. In tutti e due gli ambiti il tema centrale è quello del metodo: fornire gli strumenti necessari e rendere le persone consapevoli. Non c’è nulla di inspiegabile, dunque, e occorre sempre verificare perché tutti possiamo sbagliare.

“Proprio così.  Questo è l’approccio. Non si tratta di mettere nessuno in imbarazzo o di dare a nessuno dello sciocco o dell’incompetente, ma semplicemente di capire che tutti possiamo sbagliarci e cadere in errore, anche premi Nobel. È qualcosa che riguarda tutti perché il modo in cui funziona la nostra mente è uguale per tutti. Pe cui certi trabocchetti mentali, bias che ci possono portare a conclusioni sbagliate li abbiamo tutti. Rispetto per le credenze delle persone, c’è molta meno simpatia nei confronti di chi approfitta di questi bisogni”;

Hai una community social importante e in continua crescita, ma hai lavorato anche con la televisione. Quali sono le caratteristiche dei social che li fanno preferire ai mezzi di comunicazione tradizionali?

“Con i social puoi avere un contatto quasi diretto con le persone.  Tutti i giorni le persone mi scrivono facendomi domande a cui io rispondo direttamente. In televisione il pubblico è vasto ma non hai feedback. Può capitare che i telespettatori scrivano una mail all’emittente o al programma, ma c’è il rischio di non leggere mai quei messaggi. Nei social, inoltre, c’è molta meno formalità, per cui si può andare dritti al punto e si può rispondere in maniera a volte leggera, senza prendersi troppo sul serio. Questa cosa in TV è più difficile da fare.  Ancora, il social ti permette di raggiungere davvero le persone che sono interessate alle cose di cui ti occupi. Negli spazi televisivi ti rivolgi a un pubblico ampio che si sintonizza anche per puro caso. Sui social chi è interessato a ciò che dici ti viene a cercare per approfondire gli argomenti che tratti e per sentire quello che hai da dire. I vantaggi, quindi, sono tanti e io da un paio di anni almeno mi dedico in maniera assidua a questo mondo, proprio perché penso che sia un bel modo per raggiungere le persone, i ragazzi, i giovani, che la televisione non sanno quasi più cosa sia. Se vuoi parlare con loro e vuoi condividere dei contenuti che pensi possano essere utili devi farlo sui social”;

I giovani. Era proprio qui che volevo arrivare.

Per me comunicare con i ragazzi e con i più giovani è importantissimo. È fondamentale condividere con loro quelli che sono gli strumenti critici sui quali devono lavorare, perché hanno ancora la possibilità di formarsi e di sviluppare un modo di pensare e ragionare che negli adulti è già consolidato ed è più difficile da modificare. Chi ha già intrapreso un percorso e crede in certe cose difficilmente cambia idea, anche di fronte a evidenze che gli dimostrano che ciò in cui crede è sbagliato. I ragazzi, invece, hanno ancora tutto da imparare. Possono iniziare da subito a farsi le domande giuste, a capire che bisogna chiedere evidenze a chi fa delle affermazioni, senza farsi intimidire dai titoli accademici o dalla celebrità di qualcuno. Una volta appreso questo metodo, cresceranno con uno spirito più critico e si faranno prendere in giro sicuramente di meno”;

Una volta c’erano i ciarlatani, quelli del gioco delle carte in strada, poi sono arrivati quelli in TV. Ora il web ha fatto da cassa di risonanza al pensiero anti scientifico, al complottismo. Fenomeni che in verità ci sono sempre stati, ma che con le nuove tecnologie hanno generato schiere di seguaci sempre più fidelizzate. Pensiamo ai no vax, a coloro i quali credono nelle scie chimiche, ai terrapiattisti ecc.  Quando e come chi propone queste idee senza alcun fondamento riesce a convincere?

“Quando si va dietro al loro tipo di ragionamento: “Io ho ragione, dimostrami che ho torto”, ma nella scienza non funziona così. Chi fa l’affermazione deve portare le prove di ciò che afferma, se vuole essere creduto, sennò si arrangia. Se uno mi dice:” Io credo che la Terra sia piatta, dimostrami che non è così”, io rispondo: “Mi dispiace, tutte le evidenze raccolte fin ora, la mole di informazioni scientifiche dimostrano che non è piatta. Se vuoi smentire tutto questo tipo di conoscenza sei tu a dover portate le prove e dimostrare ciò che dici. Se non lo fai rimane una tua convinzione personale, che hai il diritto di avere, ma non puoi aspettarti che ci credano anche gli altri”. Questo vale per tutte le affermazioni, compresi quelli che dicono che non siamo mai stati sulla Luna. Le evidenze  sono una montagna. Quelli che dicono che non ci siamo andati esprimono dei dubbi legittimi, ma le prove che portano fanno sorridere. Una volta che gli rispondi e gli spieghi come stanno le cose nemmeno ti ascoltano e continuano a ripetere le stesse identiche domande. È evidente che non c’è un interesse a capire, ma solo un interesse ad alimentare da una parte la polemica, dall’altra il proprio egocentrismo. Molte di queste persone, infatti, si sentono speciali, più furbi. Davanti a queste umane tendenze portare fatti e prove scientifiche ha poco successo e   non ne vale neanche la pena a un certo punto”;

Randi ha dimostrato che il più bravo tra gli scienziati può essere raggirato da chi conosce i meccanismi dell’inganno e ha fatto capire che Illusionismo e scienza possono lavorare insieme in nome del bene comune che è quello della verità.

“Randi è stato fondamentale nel far capire che tutti possono essere ingannati e lo ha fatto portando la sua arte, l’illusionismo, nel mondo scientifico, dimostrando, da un lato come sia facile anche per uno scienziato farsi prendere per il naso se non conosce i meccanismi dell’inganno, dall’altro mettere in guardia, proprio smascherando quelli che erano trucchi ritenuti fenomeni paranormali. Ha fatto si che tutti capissero che il prestigiatore poteva essere al servizio della scienza per aiutarla e per aiutare i ricercatori a distinguere ciò che può essere credibile da ciò che non lo è per i motivi più diversi. Il ruolo giocato da Randi è stato importante non solo per il paranormale, ma anche per tante affermazioni pseudoscientifiche. Addirittura Nature, che è la più importante rivista scientifica mondiale, lo ha coinvolto quando si è trattato di andare a investigare il caso della memoria dell’acqua, che sembrava dare veridicità all’omeopatia. Anche grazie all’intervento di Randi si è scoperto che c’era qualcuno che falsificava i dati e stata una figura davvero innovativa”;

Da indagatore ed esploratore dell’insolito, una magia l’hai fatta anche tu e questo senza possibilità di smentita: sei diventato un personaggio dei fumetti.

“È stato un bellissimo regalo che mi hanno fatto prima Tiziano Sclavi per Dylan Dog, poi Alfredo Castelli Martyn Mystère, che mi ha trasformato in un personaggio delle storie che addirittura è tornato ancora in altri episodi grazie a Sergio Badino. Direi che più di così insomma … un detective del mistero e dell’impossibile che mi incontra e siamo colleghi in un fumetto. Io non ho fatto nulla, mi sono trovato piacevolmente coinvolto in questa esperienza”;

Per chiudere il cerchio che abbiamo tracciato insieme possiamo dire che indagando con razionalità, utilizzando il metodo scientifico, riusciamo a cogliere la bellezza di quello che ci circonda e scopriamo che c’è tanta meraviglia nel reale e nel razionale, forse anche più di quella che cerchiamo nella sfera del mistero e nelle cose che riteniamo inspiegabili.

“Assolutamente. Questo è proprio quello che penso anche io. Nel senso che il desiderio di capire come funziona davvero il mondo e lo scoprire come operi in maniera straordinaria e spesso controintuitiva, mi sorprende e mi fa capire quanto sia importante dedicarsi a comprendere, non a inseguire leggende, fandonie senza voler mai scoprire la verità. Il desiderio di scoprire come stanno i fatti mi porta a continuare a insistere.  Io realizzo tanto materiale, tanti video dove vado a indagare storie misteriose, che sono si affascinati, ma che alla fine ci dicono molto di più sulla natura dell’uomo, su cosa accade in certe condizioni, anziché raccontarci del fenomeno improbabile, per quanto affascinante. Questo a me da più soddisfazione perché ti arricchisce di qualcosa che alla fine è autentico e ti far fare un passo avanti nella comprensione del mondo e delle persone che ti stanno intorno”.

Contatti:

MASSIMOPOLIDORO.COM

cicap.org

 

 

 

 

 

 

 

 

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