Il “RIVUS AQUAE ALBANAE”, un fiume scomparso

La ricostruzione storica di Marco Bellitto

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Un territorio  quello dei Colli Albani che, nel tempo , ha visto la modificazione dei luoghi  e della loro stessa natura  a causa delle vicende  umane che ne hanno caratterizzato la storia. E’ appunto a queste alterne vicende che si può riallacciare il ricordo di un fiume ormai quasi scomparso, il Rivo Albano, del quale in passato eminenti studiosi avevano cercato di ricostruirne sia le origini  che il percorso originale, creando non poca confusione. E’ noto infatti come a riguardo tutto ebbe inizio dalla descrizione di un’ epigrafe  custodita nel 1631 presso la Vigna e Villa Bevilacqua in Marino di proprietà  della famiglia Colonna, dove veniva nominato un Rivo Albano (AD RIVOM AQUAE ALBANAE) insieme ad un antico municipio, ad una “porta mediana” e  un colonnato ,non distante dallo stesso rivo .Che questa città descritta fosse in realtà l’antica Castrimoenium o  il municipio di Bovillae, visto  che entrambi erano lambite dal corso di questo fiume, molto si è dibattuto senza  mai arrivare  ad una realistica conclusione. A proposito invece  della sua origine, che siano le sorgenti della località conosciuta come Valle San Lorenzo o quella di Pozzo Calvino, oppure quella del “Lucus Ferentinum”  conosciuto meglio per il “Caput aquae ferentinae”,nomi quest’ultimi legati all’antica città di Firento, divenuta poi  l’attuale Marino, sta di fatto che l’origine già anticamente era assicurata ai piedi  dell’attuale Monte Cavo (“sub monte Albano”, Festo).E’ questo un luogo che rimanda  a diversi episodi legati ai  Latini e ai Re di Roma, meglio conosciuto per quelle “Feriae Latinae”,periodi  in cui si  organizzavano incontri per prendere decisioni o stipulare accordi. Uno degli episodi più noti, come sappiamo da Livio e da Dionigi di Alicarnasso è sicuramente quello riguardante l’atroce morte dell’aricino Turno Erdonio  ordinata da Tarquinio il Superbo, che fu fatto affogare in una pozza presso il Caput Aquae, sotto il peso di un gran quantità di sassi(Ab Urbe Condita ,Livio, Libro I,par.50-51).Che questo fiume sia legato alla storia di Marino lo confermano le varie denominazioni con le quali esso stesso viene definito nel tempo, come quello ad esempio di “Marrana di San Bonaventura”,nome che è legato  a  quel Dottore della Chiesa che, nel 1260 , vescovo di Albano, amava recarsi in preghiera presso una immagine sacra alla Madonna, custodita in una nicchia scavata nella roccia, un luogo  oggi conosciuto come Santuario della Madonna dell’ Acqua Santa. Lo ritroviamo nei secoli sotto  altri nomi, come fosso dei Monachi, rio Pantano, marana delle Pietrare, denominazioni che rispettano lo stato dei luoghi in cui scorreva il rivo stesso. E’ infatti proprio dalla sovrapposizione delle antiche mappe dei Colli Albani ( Della Volpaia, F. Contini ,I. Danti, Desjardins)che se ne può studiare come  le sue acque siano state fatte confluire alternativamente nei fossi limitrofi a seconda dell’utilità del momento. Rimane in esse l’evidenza  di come il corso  avesse il suo letto originario che nella località Pantanelle  subiva una deviazione verso  Frattocchie raggiungendo  la Torre Leonardo e oltrepassava l’Antica via Appia  passando sotto almeno quattro antichi ponti e altrettanti antichi tracciati. Possiamo così osservare ancora oggi come da Frattocchie, dal Fosso delle Scopette, passando per S. Maria delle Mole  e proseguendo fino al Santuario del Divino Amore  le sue acque  insieme a quelle del fosso delle Cornacchiole e delle acque dell’emissario del Lago Albano  si uniscano insieme presso Vallerano per  poi confluire nel Tevere .