Italia Nostra Castelli Romani dice no all’impianto per il biometano di Velletri

Castelli Romani dice no all'impianto per il biometano di Velletri Enrico Del Vescovo, presidente Italia Nostra Castelli Romani: "No all'impianto per il biometano a Via Colle San Clemente a Velletri"

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Italia Nostra Castelli Romani dice no all’impianto per il biometano di Velletri

Enrico Del Vescovo, presidente Italia Nostra Castelli Romani: “No all’impianto per il biometano a Via Colle San Clemente a Velletri”

“NO ALL’IMPIANTO PER IL BIOMETANO A VIA COLLE S. CLEMENTE A VELLETRI.

La sezione Castelli Romani di Italia Nostra onlus desidera richiamare
l’attenzione dell’opinione pubblica e, in particolare, delle nostre Istituzioni,
sulla necessità della tutela e preservazione del paesaggio originario nel
territorio del comune di Velletri, caratterizzato in buona parte da una
spiccata vocazione agricola degna di grande rispetto, della salubrità
dell’aria, delle falde idriche e delle peculiari caratteristiche del territorio.
Abbiamo appreso con preoccupazione la notizia del progetto relativo alla
realizzazione di un impianto di produzione di biometano, con annessa
digestione anaerobica e compostaggio della biomassa, che dovrebbe
essere realizzato a Via Colle San Clemente a Velletri. Ci sono diversi aspetti
che suscitano la nostra perplessità, tra cui potremmo menzionare i
seguenti senza, oltretutto, avere la pretesa di essere esaustivi.
Innanzitutto occorre osservare come nell’area in questione sia già
presente un altro impianto di altra attività che avrebbe da tempo recato
disturbo alla popolazione locale in quanto ad emissioni odorigene. Occorre
tener presente anche come il Decreto del Ministero dello Sviluppo
Economico del 10/ 9/ 2010 (parte IV art. 16) richiede la verifica degli
aspetti connessi alle possibili interferenze sulle produzioni agricole di
carattere tradizionale presenti nella zona, come quelle DOC, IGP ecc. In
effetti, a questo proposito, si rileva la presenza di attività agricole di pregio
adiacenti all’area dove dovrebbe sorgere l’impianto, nonché di abitazioni
civili, circostanze queste che mal si conciliano con un impianto di notevoli
dimensioni (avente portata 510 S mc/h) come quello proposto dalla società
Latina Biometano s.r.l. che andrebbe ad occupare un’area di quasi 7 ettari
di terreno coltivato, provocando esalazioni non igieniche ai danni degli
abitanti vicini.
Occorre infatti sottolineare come, in base alla conferenza dei servizi
risulta l’assenza del parere favorevole della ASL Roma 6 per quanto
riguarda gli aspetti igienico-sanitari, il cui primo parere emesso recita
testualmente:
“ …considerati i possibili impatti significativi sulla popolazione presente
nelle aree limitrofe, soprattutto in termini di emissioni olfattive, legati
principalmente alla tipologia del progetto ed alle sue dimensioni e che
nonostante le misure di mitigazione proposte permangono criticità di
natura localizzativa, viste le analoghe problematiche già riscontrate
nell’area negli ultimi anni, il quadro complessivo non consente alla
scrivente ASL di esprimere parere favorevole in merito agli specifici aspetti
igienico-sanitari di competenza”.
Mentre nel secondo parere espresso dalla ASL Roma6 (protocollo del
13/2/2020) si rappresenta: “che la normativa nazionale e regionale di
settore in materia di fonti energetiche rinnovabili non prevede specifiche
competenze per le ASL nell’ambito dell’espressione dei pareri nei
procedimenti autorizzativi/abilitativi relativi a tali tipologie di impianti” ma
poi precisa: “non sono state indicate nel parere della ASL le modifiche
progettuali eventualmente necessarie ai fini dell’assenso in quanto le
criticità evidenziate per l’impianto sono di natura localizzativa e pertanto
non superabili; in particolare gli eventuali interventi da prevedere
potrebbero risultare non risolutivi poiché trattasi di attività con emissioni
di natura diffusa e tecnicamente non convogliabili”.
Inoltre, sotto il profilo agrario e paesaggistico, l’area dove si prevede
l’impianto risulta inserita in un territorio ricco di attività produttive di
rilevante valore economico per l’intera filiera agro alimentare,
caratterizzato da colture di uve e kiwi di pregio. A riprova si segnala che
tutta l’area in questione è identificata nella TAV. A del Piano Territoriale
Paesaggistico Regionale come “paesaggio agrario di rilevante valore” e
gode altresì del riconoscimento dei requisiti di zona DOC per la produzione
vitivinicola (D.P.R. 31. 03. L.972, G.U. 190 del 22.07.1972). Occorre rilevare, a
questo proposito, come l’originaria destinazione urbanistica a paesaggio
agrario di rilevante valore risulta in aperto contrasto con la possibilità di
edificare manufatti ad uso produttivo, commerciale, residenziale e
terziario come nel caso in specie, dove il grande impianto previsto è
finalizzato alla produzione di biometano. Né si può derogare alla suddetta
destinazione urbanistica d’uso in considerazione della Sentenza della Corte
Costituzionale n. 69 del 05.04.2018 che stabilisce la possibilità di realizzare
simili impianti in zona agricola di P.R.G. solamente ove la necessità di
produzione di energia alternativa è richiesta dall’imprenditore agricolo
stesso a titolo “principale” mentre l’impianto in questione si configura
come impianto di tipo produttivo. IL progetto non considera nelle sue
valutazioni l’intervento di trasformazione permanente del territorio,
connesso all’asportazione di circa 27.000 mc di terreno per la realizzazione
dell’invaso denominato “laguna chiarificata”. D’altra parte riteniamo
inopportuna e sconcertante la riclassificazione dell’area da zona agricola
E in zona F “per le attrezzature pubbliche di iniziativa privata”, nonostante
l’opposizione del comune di Velletri, competente sul PRG. Riclassificazione
“calata dall’alto”, senza alcuna condivisione da parte della comunità locale,
sottraendo un’area pregiata al paesaggio originario del territorio che ne
risulterebbe irrimediabilmente alterato e deturpato.
In sostanza occorre ritenere che l’investimento in questione, lungi
dall’essere ecocompatibile con il contesto territoriale, sia dettato
essenzialmente dalla convenienza di riscuotere da parte della società gli
incentivi pubblici (375 euro per ogni cic – certificato di immissione al
consumo) mentre dovrebbe comunque fare uso di metano da fonte fossile
acquistandolo a prezzi “vantaggiosi” dalla SNAM per il funzionamento
dell’impianto stesso.
Vogliamo ancora ricordare la legge del 16 marzo 2001, n.108, sulla
ratifica ed esecuzione della Convenzione Europea sull’accesso alle
informazioni, la partecipazione del pubblico ai processi decisionali e
l’accesso alla giustizia in materia ambientale, fatta ad Aarhus (Danimarca)
il 25 giugno 1998, mentre ci preme osservare che la decisione presa in
conferenza dei servizi ci risulta ben lungi dal coinvolgimento delle eventuali
associazioni di cittadini e comitati di quartiere.
Riteniamo in definitiva che per il trattamento delle biomasse, scarti di
produzioni agricole ecc., sia più appropriato il ricorso a progetti alternativi
come, in particolare, il “compostaggio di comunità” che non fa uso di
tecnologia anaerobica, ma si basa su piccole apparecchiature diffuse a rete
sull’intero territorio e certamente comporta un impatto minore e
compatibile con le caratteristiche peculiari del paesaggio e nel rispetto
delle condizioni igienico-sanitarie.
Per le ragioni suddette Italia Nostra Castelli Romani si dice contraria al
progetto in questione e si appella all’articolo 9 della Costituzione della
Repubblica, il quale al secondo comma recita: “La Repubblica tutela il
paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”, affinché la
realizzazione dell’impianto venga fermata. Lo dichiara Enrico Del Vescovo
Presidente di Italia Nostra sezione Castelli Romani.

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