“La Commedia Umana” alle Terme

Un'installazione monumentale dell’artista cinese Ai Weiwei è a Roma, nelle antiche sale volute dall’imperatore Diocleziano

0
75
termearte

S’intitola “La Commedia Umana” ed è l’ultima, geniale “provocazione” del poliedrico artista cinese Ai Weiwei, uno dei più noti tra i contemporanei che esprime i suoi principi nelle forme d’arte più disparate, dalla scultura alla fotografia, dall’architettura alla regia (sua, quella teatrale della “Turandot” di Puccini, in scena in questi giorni al Teatro dell’Opera della Capitale).
Al Museo Nazionale Romano, fino al 3 aprile 2022, un gigantesco lampadario cala dal soffitto di una delle aule delle Terme di Diocleziano.
Un’opera di oltre 6 metri di larghezza, circa 9 di altezza e 4 tonnellate di peso, composta da più di 2000 pezzi di vetro soffiato a mano (e fuso dai maestri vetrai di Berengo Studio), realizzata nell’arco di 3 anni: tra le più grandi sculture mai create in vetro di Murano, accolta nel complesso termale più esteso dell’antichità.
Una cascata di ossa, teschi, organi umani, pezzi di animali e oggetti (telecamere, manette, ma pure simboli dei social: come non notare il famoso “uccellino”…) di vetro nero, che è sì drammatica, spiazzante, ma che non ha niente di macabro, perché mostra l’umanità e il contenuto dei corpi liberati dalla pelle. Un’interiorità aperta, con le viscere esposte alla vista degli altri, messe a nudo non più solo metaforicamente. Perché, nella cultura contemporanea, si parla poco di morte? Perché, si è concentrati sull’infinito godimento, sul vivere l’istante, perché “del doman non v’è certezza”: abbiamo dimenticato che, durante i banchetti degli antichi romani, si usava apparecchiare con dei teschi, per ricordare la fragilità della vita.
Probabilmente, anche per questo motivo, con “La Commedia umana” (omaggio, oltre che a Balzac, a Dante), Ai Weiwei abbia “tentato di parlare della morte per celebrare la vita” e, perchè un lavoro iniziato prima della pandemia, ne sia, a poco a poco, diventato la metafora naturale.
La nostra mortalità, espressa dalle molteplici parti che definiscono la nostra forma (per la quale il vetro si rivela il mezzo perfetto, perché è un materiale puro e fragile proprio come la vita,) viene spogliata dal suo aspetto esterno, e ci appare per com’è.
L’opera è un monumento tortuoso, ma che rispecchia il percorso di Weiwei, la cui ideazione artistica e attività politica sono inscindibili: la sua poetica è radicale e provocatoria, incentrata sulla persona e sui diritti umani.
L’opera invia un messaggio chiaro sulla caducità del tempo e, assieme, è un ammonimento a pensare al dopo, sull’urgenza di prodigarsi per un futuro migliore, ricordandoci di lavorare assieme agli altri, affinchè del nostro passaggio sulla Terra non restino che poche, anonime ossa.
Per l’occasione, “La Commedia umana” diviene un moderno memento mori perché dialoga con il mosaico dalla Via Appia (opera fra le più note del Museo Nazionale Romano), dove uno scheletro sdraiato punta il dito sull’iscrizione “gnothi sauton” (“nosce te ipsum”, “conosci te stesso”), massima religiosa dal tempio di Apollo a Delfi.
L’esposizione è prodotta e organizzata dal Museo Nazionale Romano e Berengo Studio, con la collaborazione della Galleria Continua.
Info: museonazionaleromano.beniculturali.it; www.galleriacontinua.com