Legati a Monte Compatri “Demolire l’ex Albergo Renzi significa cancellare un pezzo della storia monticiana”

"Ci sono edifici che non sono semplicemente edifici. Ci sono luoghi che attraversano le generazioni, custodiscono memorie, raccontano trasformazioni sociali, politiche e umane di un’intera comunità. L’ex Albergo Renzi è uno di questi"

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“Demolire l’ex Albergo Renzi significa cancellare un pezzo della storia monticiana

Ci sono edifici che non sono semplicemente edifici.

Ci sono luoghi che attraversano le generazioni, custodiscono memorie, raccontano trasformazioni sociali, politiche e umane di un’intera comunità. L’ex Albergo Renzi è uno di questi.

Eppure, leggendo la determina relativa ai lavori di demolizione e ricostruzione dell’edificio scolastico di Via G. Felici, colpisce un’assenza pesantissima: la totale mancanza di una riflessione sul valore storico, civile e identitario di quell’immobile.

Nelle pagine della delibera si susseguono cifre, SAL, adeguamenti prezzi, liquidazioni, rimodulazioni economiche, appalti e prestiti. Tutto viene contabilizzato, quantificato, giustificato. Nulla, però, viene detto su ciò che quell’edificio ha rappresentato per Monte Compatri.

E questo non è un dettaglio tecnico. È una questione profondamente politica.

L’ex Albergo Renzi appartiene alla storia del paese ben prima di diventare scuola. Nato tra gli anni Venti e Trenta del Novecento, in una Monte Compatri che cercava una propria dimensione turistica e climatica all’interno dei Castelli Romani, attraversò poi uno dei periodi più drammatici della nostra storia nazionale. Durante la Seconda Guerra Mondiale ospitò il comando tedesco e, nel dopoguerra, divenne rifugio per gli sfollati monticiani, tanto da essere ricordato da molti come “il Quarticciolo”. Quelle mura hanno conosciuto la guerra, la paura, la povertà, ma anche la ricostruzione e la rinascita sociale del paese.

Poi arrivò il 1985.

Nel gennaio di quell’anno, grazie all’amministrazione guidata dal sindaco Luciano Schina e ai fondi della Provincia di Roma, la scuola media “Antonio Rosmini” entrò finalmente all’interno dell’ex Albergo Renzi. Per le famiglie monticiane fu un momento importante, perché dopo anni in cui gli studenti erano distribuiti tra Palazzo Annibaldeschi e Palazzo Passavanti, il paese riusciva finalmente ad avere una sede unica per la scuola media.

Chi ha vissuto quegli anni ricorda bene l’organizzazione delle sezioni: ad Annibaldeschi trovavano spazio le sezioni A e C, insieme alla presidenza e alla palestra, storicamente frequentata soprattutto dalle ragazze; mentre Palazzo Passavanti ospitava la sezione B. Una scuola divisa fisicamente in più sedi, simbolo di una Monte Compatri che cresceva ma che aveva ancora bisogno di strutture adeguate.

L’arrivo nell’ex Albergo Renzi rappresentò dunque molto più di un semplice trasferimento logistico. Fu il segno concreto di una comunità che investiva nell’istruzione, nella crescita culturale e nel futuro dei propri figli. Intere generazioni di monticiani hanno attraversato quei corridoi, vissuto quelle aule, costruito amicizie, ricordi e percorsi di vita.

Ed è proprio qui che emerge una domanda politica che l’amministrazione dovrebbe spiegare con chiarezza ai cittadini: perché demolire completamente un edificio che rappresenta una parte così importante della memoria storica di Monte Compatri, soprattutto mentre è già in costruzione il nuovo plesso scolastico delle scuole medie in via Fontana delle Cannetacce?

È una domanda legittima.

Perché se il nuovo polo scolastico è destinato a diventare il futuro della scuola media monticiana, allora sarebbe stato doveroso aprire una riflessione seria sul possibile recupero, riutilizzo culturale o rifunzionalizzazione dell’ex Albergo Renzi, anziché procedere direttamente verso la demolizione totale.

Ancora più alla luce dei costi ormai enormi dell’operazione.

Il quadro economico aggiornato supera infatti i 5,2 milioni di euro, di cui quasi 2,5 milioni a carico del Comune tramite prestito CDP. Una cifra enorme per una realtà come Monte Compatri, aggravata dai continui aumenti dovuti agli adeguamenti prezzi intervenuti nel corso dei lavori.

Naturalmente nessuno mette in discussione la necessità di garantire scuole moderne e sicure. Ma proprio per questo appare ancora più incomprensibile l’assenza di un dibattito pubblico vero sul destino di un edificio che rappresenta quasi un secolo di storia monticiana.

Perché amministrare non significa soltanto costruire il nuovo.

Significa anche capire cosa merita di essere conservato, tutelato e tramandato.

Una comunità senza memoria rischia infatti di perdere progressivamente la propria identità.

E demolire l’ex Albergo Renzi non significa semplicemente abbattere un vecchio edificio.

Significa interrompere un legame profondo tra Monte Compatri e la propria storia”. Dichiara Legati a Monte Compatri