C’era una volta ai Castelli Romani, lungo la via Appia, uno schieramento politico a cui pareva essere preclusa ogni affermazione fuori dai confini di Marino. Una leggenda radicatasi negli anni e corroborata dai numeri, che hanno visto per un decennio il centrosinistra prevalere in tutte le maggiori città che si affacciano sulla “Regina Viarum”.
Quello schieramento era il centrodestra, che perso il controllo di Albano dopo il decennio Mattei, sembrava destinato inesorabilmente ad una serie infinita di sconfitte. Non la naturale fine di un ciclo politico, ma l’esaurimento di una formula, quella berlusconiana, che dal 1994 anche in questi territori si era rivelata vincente. Le vicessitudini dei partiti e dei leaders nazionali, che a destra influenzano storicamente molto più che a sinistra le dinamiche locali, hanno fatto si che anche le proposte amministrative fossero ripiegate su se stesse, rivolte più alla ricerca di un equilibrio interno ai partiti che verso gli elettori.
Il punto più basso di questa parabola lo si è toccato a Settembre 2020, con l’elezione a Sindaco di Albano di Massimiliano Borelli, addirittura al primo turno. Un risultato inatteso anche a sinistra in quelle proporzioni. La contestuale vittoria di Gianluca Staccoli ad Ariccia era la classica eccezione che conferma la regola, frutto di dinamiche locali più che di una strategia complessiva.
Per molti anni si era consolidata nell’opinione pubblica l’idea di una non competitività della destra per il governo delle città, da cui si è afffermato il fenomeno del civismo, sotto le cui insegne si andavano rifugiando qua e la pezzi di società e di personale politico non di sinistra, a volte in alternativa, altre in alleanza con il Pd. Questa tendenza tuttavia si è rivelata debole e di corto respiro, perché troppo incentrata sulle personalità di chi animava quei progetti, senza una visione politica più ampia che ne desse profondità di pensiero. Per questo, anche nei casi in cui le coalizioni civiche sono riuscite a conquistare i municipi ponendo il Pd all’opposizione, non sono durate mai più di una consiliatura. Sorte simile hanno avuto le esperienze che sono cresciute accanto ai “dem”, rapidamente fagocitate o ridotte all’irrilevanza.
Loscenario che oggi si presenta è di segno opposto. La coalizione di centrodestra che si è ritrovata attorno alla leadership di Giorgia Meloni, non solo gode di ampio consenso dopo mille giorni di governo, caso unico in Italia dal 1994, ma ha permesso ai partiti di tornare a radicarsi anche sul territorio, riconquistando terreno negli enti locali, a partire dalla Regione Lazio, che resta indispensabile caposaldo da cui dirigere le operazioni nei municipi.
Dopo la Pisana sono arrivate a cascata le vittorie di Velletri e Rocca di Papa, che si vanno ad aggiungere a Lanuvio e Marino, mentre Castel Gandolfo, Nemi e Lariano hanno visto rafforzarsi la presenza della destra anche in contesti più piccoli e caratterizzati da giunte civiche.
L’appuntamento con la storia però è fissato per la primavera 2026, quando ad essere chiamate al voto saranno Albano, Ariccia e Genzano. Tre realtà molto diverse, ma unite dal fatto che, per la prima volta nella storia recente, il centrodestra ai nastri di partenza si vede in tutti e tre i casi favorito o seriamente competitivo, per eleggere suoi sindaci.
L’intero asse dell’Appia tinto di blu non è fantapolitica ma una possibilità concreta che significherebbe stravolgere ogni vecchio equilibrio di potere, permettendo come mai accaduto a chi governa, di concretizzare un vero modello di sviluppo, figlio di una visione politica omogenea, in linea anche con i governi regionale e nazionale.
Se analizziamo infatti le singole realtà cittadine, scopriremmo che questa ipotesi è molto più realistica di quanto si possa immaginare.
Ad Ariccia Gianluca Staccoli viaggia verso la riconferma, forte di numeri importanti e di opposizioni frammentate e perennemente litigiose, prive di un serio progetto di alternativa.
Ad Albano la giunta Borelli sembra incapace di arrestare l’emoralgia di consensi e di consiglieri comunali, che in questi ultimi mesi stanno rendendo il percorso della maggioranza di centrosinistra un campo minato.
Genzano potrebbe essere la vera e più grande sorpresa. L’intuizione di Carlo Zoccolotti, un Primo Cittadino giovane e fuori dalla vecchia gerontocrazia di sinistra post comunista ha salvato il centrosinistra già in crisi cinque anni fa, ma alla prova di governo si è rivelato talmente deludente da aver costretto al commissariamento del Pd cittadino, lacerato tra i fedelissimi del Sindaco e coloro che ne avrebbero voluto lo scalpo dopo anni di fibrillazioni e rimpasti, fino alle clamorose dimissioni del Vice Sindaco Lommi.
In questo contesto, l’indiscussa egemonia di Fratelli d’italia tra i partiti del centrodestra rappresenta una opportunità per stabilizzare i pesi della coalizione, dare una direzione chiara e coerente ai processi, indicare i profili dei primi cittadini secondo una logica di progetto svincolata dal “Manuale Cencelli”, con cui non solo richiamare a se le forze disperse negli anni dell’opposizione, ma calamitare le energie nuove, anche oltre gli steccati ideologici, sulla base di proposte e programmi all’altezza dei tempi, soprattutto dotati della necessaria visione a medio e lungo termine.
Alla classe dirigente di Giorgia Meloni ai Castelli Romani il compito di accettare la sfida che farebbe di questo territorio un vero laboratorio politico, ben oltre i confini provinciali e regionali.


















