Giorgia Meloni, italian lives matter

L'orizzonte politico di Giorgia Meloni e di Fratelli d'Italia nella politica italiana dopo Atreju 2021 - Il Natale dei Conservatori

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Giorgia Meloni ad Atreju 2021

Sembrano lontani anni luce i giorni in cui Giorgia Meloni e Fratelli d’Italia erano additati da parte della politica e del sistema social-mediatico come fuori dall’arco costituzionale, per alcuni addirittura fuori dai valori repubblicani. Dagli schermi tv alle pagine dei giornali, dalle aule parlamentari fino a quelle universitarie, il coro era praticamente unanime: la destra italiana non può candidarsi a governare, perché sostanzialmente in continuità col regime fascista.

Erano i giorni a cavallo delle elezioni amministrative, che hanno visto si una crescita netta di FdI nelle urne, ma nell’ambito di una secca sconfitta del centrodestra, che ne ha messo seriamente in discussione la stessa esistenza come formula politica. Erano i giorni delle inchieste a reti unificate che disegnavano la comunità militante della destra come, nella migliore delle ipotesi, un’accolita di improbabili nostalgici, nella peggiore come un gruppo eversivo, tra no-vax e terrapiattisti.

Tutto spazzato via dalla settimana di Piazza Risorgimento. Il Natale dei conservatori ha portato in dono all’unica donna leader di partito italiana una rinnovata centralità politica ed il suo riconoscimento da parte di alleati ed avversari. Chi storcendo la bocca, chi con lealtà, tutti coloro che si sono susseguiti nei dibattiti, nelle interviste e nelle premiazioni, hanno fatto segnare alla Meloni un primo, e significativo, punto a favore, che parte dalle imminenti elezioni del Presidente della Repubblica e arriva fino alla scalata di Palazzo Chigi, alla quale l’ex Ministro della Gioventù mira davvero.

Il metodo per cui non si può scegliere l’inquilino del Colle più alto, senza il coinvolgimento dell’unico partito di opposizione, fa si che il primo, e fino ad ora unico, nome che sarebbe capace di essere votato all’unanimità, è quello di Mario Draghi.

Un nome che sembra spaventare più la maggioranza che oggi sostiene il governo, specialmente chi ne coltiva il culto della personalità, piuttosto che l’opposizione. Ciò è facilmente comprensibile perché con Draghi al Quirinale l’opzione del voto nel 2022 sarebbe assai più concreta, vanificando ogni estremo tentativo di ritorno ad una legge elettorale proporzionale stile prima Repubblica.

Ma secondo alcuni attenti osservatori, qualsiasi sarà il nome, l’attuale maggioranza si spaccherà ed il Governo, Draghi in testa, ne uscirebbe tutt’altro che rafforzato, non scongiurando così il voto anticipato.

Il metodo Atreju per scegliere il Capo dello Stato dunque è il primo significativo risultato strategico che la Meloni ha portato a casa, per sventare il progetto che la vorrebbe marginalizzata dalle scelte che contano, non ostante un consenso crescente tra gli italiani.

Acquisita l’agibilità politica però c’è tutto il resto da fare, e su questo ancora è presto per dare giudizi definitivi. Di certo la sei giorni tricolore in versione natalizia è servita alla destra per lanciare il suo progetto politico per l’Italia,che guarda anche oltre i confini nazionali.

Costruire un grande partito conservatore italiano ed europeo, alla cui guida si candida Fratelli d’Italia: è questa la sfida di Giorgia e dei suoi.

Nel suo discorso di chiusura, la leader romana ha tracciato il perimetro su cui si muove l’idea di conservatorismo, che va oltre i confini della destra tradizionale, e abbraccia una serie di mondi e sensibilità che mai avevano deciso di aderire ai partiti che la destra del dopoguerra hanno rappresentato.

“Dobbiamo essere ancora più inclusivi” ha detto dal palco. Ed è qui che si dovrà misurare il partito da oggi in avanti. Il che non significherà trasformarsi in una specie di arca di Noè per chiunque cerchi un posto al sole, ma riuscire a farsi contenitore capace di aggregare tutte le forze alternative alla sinistra, senza snaturare la propria connotazione identitaria, anzi fare proprio dell’identità il principale fattore aggregante al progetto.

In gergo calcistico si chiama mentalità vincente, cioè quello spirito di consapevolezza che fa di una buona squadra una squadra che vince davvero. E’ questa la prova a cui FdI si dovrà sottoporre: fare un salto di qualità, l’ultimo forse, in termini di mentalità. Non più partito all’interno di una coalizione, ma partito coalizione, cioè capace di determinare con la propria linea uno schieramento di forze, interne ed esterne, che la riconosceranno come guida, non imposta solo dai numeri, ma dalla naturale primazia dei suoi contenuti, nonché degli uomini e delle donne che li incarneranno, anche sui territori e non solo al vertice.

L’interpretazione del “Patriottismo” moderno sarà la chiave di tutto. Come tradurre in concreto e dare contenuti a questo termine sarà la chiave per costruire una piattaforma politica diversa dal vecchio centrodestra, superato dalla storia e troppo logorato dal tatticismo degli ultimi mesi.

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