Poletti “Primo Maggio. Il lavoro, i lavoratori, la memoria e il futuro”
Primo Maggio 2025 – “”L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro.” Così recita l’articolo 1 della nostra Costituzione. Ma quel termine, “lavoro”, non è un’astrazione: evoca donne e uomini, evoca storie, sacrifici, conquiste. I veri fondamenti della nostra democrazia non stanno in un’idea astratta di produttività, ma nei lavoratori, nei loro diritti, nella dignità del loro impegno quotidiano. E così è stato, per decenni. Oggi, però, qualcosa è cambiato. Le tecnologie, le metriche globali della ricchezza, l’infrastruttura finanziaria che governa il mondo, e forse anche la crisi della rappresentanza sindacale, fanno sì che il termine “lavoro” appaia sempre più disintermediato dai lavoratori. Si parla di lavoro come di una funzione economica, non più come dell’attività umana da cui tutto discende. Ma senza i lavoratori – quelli di oggi e quelli del passato – la ricchezza che oggi consideriamo acquisita non esisterebbe. Viviamo in tempi in cui si riscrivono i giudizi sul passato secondo i valori del presente. Eppure manca, in questo esercizio collettivo di rilettura, il riconoscimento pieno del tributo che intere generazioni di lavoratori hanno pagato nel XIX e XX secolo (per non andare troppo lontano). Nessuno chiede perdono per lo sfruttamento, nessuno celebra – con la necessaria solennità – chi ha dato la vita o la salute per costruire le fondamenta del nostro benessere. Oggi, Primo Maggio, non è solo festa: è memoria, è impegno, è responsabilità. È l’occasione per ricordare che il lavoro non è davvero tale se non ha al centro la persona che lo svolge. E che la sfida del futuro – quella dell’equità, della sostenibilità, della giustizia sociale – passa necessariamente dal rimettere i lavoratori al centro delle dinamiche economiche, sociali e tecnologiche. Perché senza i lavoratori, non c’è progresso. Senza la loro centralità, non c’è Repubblica”. Paolo Poletti, consigliere comunale di Civitavecchia.
Primo Maggio: Confimprenditori, “Serve Festa dell’Imprenditore”
“Nella giornata in cui giustamente si celebra il valore del lavoro e dei lavoratori, riteniamo altrettanto importante valorizzare e riconoscere il ruolo di chi il lavoro lo crea ogni giorno: gli imprenditori. Dietro ogni impiego, ogni stabilimento produttivo, ogni attività economica c’è infatti il coraggio, la visione e l’impegno di chi ha deciso di fare impresa”.
Lo dichiara il presidente di Confimprenditori, Stefano Ruvolo.
“Per questo motivo presenteremo una proposta di legge per l’istituzionalizzazione della Festa dell’Imprenditore, con l’obiettivo di offrire un’occasione ufficiale per riconoscere pubblicamente il contributo fondamentale degli imprenditori allo sviluppo del Paese. Non si tratta di contrapporre due mondi, ma di unirli nella consapevolezza che lavoratori e imprenditori condividono lo stesso destino. Il lavoro nasce dall’impresa e l’impresa cresce grazie al lavoro: sono due facce della stessa medaglia. La Giornata dell’Imprenditore vuole essere un momento simbolico ma concreto per promuovere una nuova cultura dell’impresa fondata sul rispetto reciproco, sull’innovazione e sulla responsabilità sociale”.
Primo Maggio, Droghei (PD): “Un lavoro vero è sicuro, stabile e senza discriminazioni”
“Il Primo Maggio ci ricorda che senza lavoro non c’è dignità, ma ci obbliga anche a guardare in faccia le contraddizioni del nostro tempo: troppi contratti precari, troppe vite spezzate nei luoghi di lavoro, troppe disuguaglianze ancora da colmare.” Lo dichiara Emanuela Droghei, consigliera regionale del Partito Democratico del Lazio.
“In Italia una donna su due fatica a trovare occupazione stabile, e quando ci riesce spesso viene pagata meno, riconosciuta meno, valorizzata meno. Solo il 21% delle lavoratrici ha accesso a ruoli dirigenziali, e oltre il 40% delle giovani donne è sovra istruita rispetto alla posizione ricoperta. Questo non è progresso: è un sistema che continua a ignorare competenze e merito, soprattutto se sono femminili. La precarietà è diventata la regola per un’intera generazione, ma dietro i numeri ci sono persone, famiglie, scelte rinviate. E non si può accettare che nel 2025 si continui a morire di lavoro per mancanza di controlli, formazione o responsabilità. Il lavoro deve tornare ad essere la leva principale per costruire autonomia, uguaglianza e diritti. Non bastano misure spot: servono riforme serie, investimenti continui e un cambiamento culturale profondo. Non ci può essere vera libertà senza un lavoro giusto” conclude la consigliera Dem. Emanuela Droghei.




















